«La mia avventura finita bene. Sono fortunato perchè posso raccontarla»

«La mia avventura finita bene. Sono fortunato perchè posso raccontarla». Dario Curci, primo ricoverato di Novara per covid, racconta la sua esperienza che l’ha tenuto 37 giorni all’ospedale Maggiore di cui 10 in rianimazione.

«Tutto è cominciato a fine febbraio quando, da diversi giorni, avevo la febbre – racconta -. Il 5 marzo la febbre era salita parecchio: ho chiamato il 118, i sanitari mi hanno visitato e mi hanno detto di restare a casa. Il giorno dopo facevo fatica a respirare: mio figlio ha contattato il medico di base che ha prescritto degli aerosol a base di cortisone. Durante il pomeriggio ho detto a mia moglie che non mi sentivo bene e che sarei andato a distendermi sul letto: da quel momento finiscono i miei ricordi e ho ricostruito quello che è successo dai racconti di mia moglie».

 

 

Curci, infatti, il 6 marzo è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Maggiore di Novara con una polmonite bilaterale riconducibile a covid (poi confermata dal tampone) e operato d’urgenza per una trombosi che stava degenerando in embolia polmonare: «Un intervento che mi ha salvato la vita – prosegue -. I medici mi hanno detto che sono stato la prima persona di Novara ricoverata per covid e che le mie condizioni miglioravano ogni giorno: mi sento fortunato».

Dopo dieci giorni di rianimazione, il risveglio in terapia semi intensiva attaccato all’ossigeno: «Da lì ho ricominciato a vivere – prosegue – e poi sono stato trasferito in altri reparti dell’ospedale, a seconda dell’organizzazione, e infine qualche giorno ai Cedri di Fara dove, però, mi sono lussato una spalla e tagliato la fronte alzandomi troppo in fretta dal letto. Dopo 37 giorni di ricovero, avevo proprio voglia di tornare a casa…».

Un’esperienza che, comprensibilmente, gli ha cambiato la vita, come lui stesso racconta: «Nel 2002 ho perso mio fratello gemello per malattia e già in quel momento qualcosa di molto profondo era cambiato dentro di me. Ma quando ci passi tu e ti rendi conto che sei salvo per miracolo è tutto diverso; stamattina l’edicolante mi ha portato i giornali a casa: ora apprezzo le piccole cose. Medici, infermieri e oss sono molto di più di quello che si racconta: li vedi stremati e disperati per i pazienti per i quali non possono fare nulla».

Anche Curci riferisce che tra gli aspetti più difficili c’è quello di non poter comunicare con i parenti: «La mia famiglia era in quarantena preventiva e io non potevo sapere come stava. In terapia semi intensiva ho provato a chiamare a mia moglie, ma il magnetismo dei macchinari mi ha mandato in tilt il telefono. A quel punto un’infermiera gentilissima mi ha dato una mano con un altro telefono e finalmente ho potuto parlare con mia moglie e mio figlio, ma è stato molto complicato perchè l’unico numero che ricordavo a memoria era quello di mia suocera…».

Ora Curci sta molto meglio, è stato dimesso e da una settimana è a casa dove dovrà restare per altre due settimane in attesa che gli venga fatto il tampone. «Da qualche giorno seguo on line le lezioni di ballo con il mio maestro – conclude -. Mia moglie e io siamo campioni italiani di ballo da sala: non possiamo perdere il ritmo».

 

 

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