La Barriera Albertina è a norma, i lavori sono stati completati e non c’è alcun danno strutturale che impedisca l’apertura di Expo Risorgimento. È quanto ha affermato questa mattina in consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici Rocco Zoccali, rispondendo a un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle. Un dibattito nato per chiedere conto degli atti vandalici intorno alla Barriera Albertina, ma che ha finito per far emergere ancora una volta tutti i nodi del polo museale che continua a essere chiuso.
Zoccali ha sostenuto che il Comune abbia fatto pienamente la propria parte. Per consentire il trasferimento del museo dal Castello alla Barriera Albertina, ha spiegato che «sono stati fatti interventi strutturali sulla parte interna, non esterna» e ha aggiunto che «anch’io spesso passando di lì ho visto bottiglie rotte abbandonate, quella è una zona centrale vicino alle Poste dove stazionano persone, può capitare che ci siano queste cose».
Alla domanda sul perché la struttura non sia ancora accessibile, l’assessore ha ricostruito che «l’apertura era subordinata a una serie di impegni che l’associazione (Amici parco della battaglia, ndr) doveva presentare, come il certificato antincendio, che poteva essere dato dai vigili del fuoco solo dopo una serie di interventi all’interno». Ha quindi ricordato che questo ha comportato anche lavori da parte dei tecnici comunali: «Abbiamo fatto lavori per circa 100 mila euro al quadro elettrico, parziale rifacimento del tetto, fibra, lavori nel bagno».
Sul certificato antincendio, però, Zoccali non ha indicato una scadenza precisa. A riferire la scorsa settimana che l’autorizzazione dei vigili del fuoco dovrebbe arrivare «entro qualche settimana» era stato invece il presidente dell’associazione, Paolo Cirri, precisando però che, almeno in questa fase, riguarderà soltanto la palazzina nord.
L’assessore ha poi smentito che vi siano infiltrazioni tali da rendere inagibili i locali, come invece riferito dal presidente dell’associazione. «No, nessun danno al servizio elettrico: si è trattato soltanto di un neon fulminato». E ancora: «Non è vero che ci siano infiltrazioni dal tetto: si trattava di infiltrazioni dal muro, dai canali, già riparate. Si era creato uno sfarinamento della parete, che in questi giorni è stata ritinteggiata; la copertura è stata nuovamente controllata e sono state sostituite alcune tegole. Non c’era un tetto non a norma».
Eppure i problemi, sul posto, si vedono. Nella palazzina sud, quella che è ancora confinata a magazzino, è visibile l’umidità che risale dal pavimento e in diverse parti i muri risultano scrostati. Segni evidenti di una situazione che appare meno lineare di quanto il Comune continui a rappresentare.
Zoccali ha comunque insistito: «Credo che per quanto riguarda i lavori pubblici sia stato fatto tutto, sarà cura dell’amministrazione chiedere all’associazione perché il museo non viene aperto dopo che sono stati spesi tutti questi soldi». E ha aggiunto: «So che l’associazione riteneva inadeguato quel luogo, non so se è questo il motivo per cui viene aperto il museo, anche dopo aver speso soldi per rendere a norma la struttura per la sicurezza; quella struttura è a norma e idonea».
L’assessore ha infine annunciato il potenziamento delle misure di sicurezza. La zona, ha spiegato, è stata dotata di un nuovo impianto di videosorveglianza: le telecamere sono già collegate al sistema di monitoraggio comunale grazie all’attivazione della rete in fibra ottica, che copre in modo funzionale e operativo entrambe le palazzine storiche dell’area.
Critico il capogruppo pentastellato Mario Iacopino, che pur riconoscendo il valore dei lavori effettuati a beneficio della struttura pubblica ha contestato l’efficacia di una spesa che, «dopo due anni, non ha ancora portato all’effettiva operatività del museo».







