Il Pd scoperchia il disastro di via Spreafico: 80mila euro nel mirino e destra in tilt

Era nell’aria da giorni, ma la commissione consiliare di questa mattina, 12 marzo, ha certificato in modo inequivocabile il doppio disastro, tecnico e politico, che aleggiava sui lavori messi in campo i campionati europei di softball che si sono svolti nel 2024. Un vero e proprio “j’accuse” documentale da parte del Partito Democratico che ha finito per scoperchiare il vaso di Pandora, mandando in cortocircuito l’intera maggioranza. È stato il capogruppo dei dem, Nicola Fonzo, armato di scartoffie e perizie, a certificare il disastro del campo da softball di via Spreafico, innescando, come effetto collaterale, la prima violentissima resa dei conti interna al centrodestra.

Il dossier di Fonzo: la perizia “riservata” e il finto collaudo

Fonzo ha portato in aula i contenuti esplosivi della perizia tecnica redatta dall’ingegnere Michele Tricarico – su commissione del Comune – e ha ricordato come, ancora lo scorso luglio, la giunta chiedesse di pagare i debiti mettendo nero su bianco che le opere erano risultate «tecnicamente eseguite, collaudate e funzionali».

La realtà certificata a fine anno dal perito, come ha snocciolato il capogruppo dem, è invece disastrosa: l’impianto luci a led non è mai stato realizzato, la centrale termica è mancante e non a norma, mancano dieci piatti doccia e la pavimentazione in resina presenta bolle ed è posata in maniera tale da impedire l’accesso ai disabili. Superfici irregolari e bordi assenti, si legge nella relazione, costituiscono un vero «pericolo d’inciampo per gli utenti».

Il buco da 80mila euro e i soldi da restituire

Ma l’affondo più pesante del Pd ha riguardato i conti. Fonzo ha dimostrato che il danno non si limita ai 23mila euro chiesti (e ora negati) da Gestioni Industriali e New Light Impianti. Nel mirino dell’opposizione sono finiti anche i 6.710 euro della ditta Dielle e gli oltre 50mila euro di lavori edili della ditta Cardani. Questi ultimi non erano nemmeno fuori bilancio, perché il Comune li aveva già regolarmente pagati dopo che il direttore dei lavori ne aveva attestato l’esecuzione a regola d’arte.

«Ci vengono richiesti 80mila euro in totale per fare che cosa? Spogliatoi inutilizzabili e un edificio per cui stiamo noleggiando container a parte», ha tuonato Fonzo, chiedendo formalmente che l’ente si attivi per farsi restituire i soldi già versati. Una richiesta su cui la segretaria generale Pierluisa Vimercati e la dirigente Elisabetta Rossi hanno dovuto alzare bandiera bianca: le ditte sono state formalmente diffidate, i procedimenti disciplinari sui dipendenti sono quasi conclusi e tutto il faldone è già sulla scrivania della Corte dei Conti.

La palla è poi passata al consigliere Rossano Pirovano, che ha rincarato la dose mettendo all’angolo il vicesindaco e assessore allo Sport, Ivan De Grandis. «Nei mesi successivi alla mia interrogazione sul campo, l’assessore è stato informato e sapeva benissimo della situazione degli spogliatoi, tanto è vero che l’amministrazione ha fatto le proroghe per il noleggio dei container per gli arbitri», ha attaccato Pirovano. «Oltre ai soldi pubblici spesi male c’è una grossa responsabilità politica. De Grandis o è assessore per sbaglio, oppure quando la società contestava i problemi non si è mai posto la domanda».

Il “fuoco amico” di Alleanza Novarese

Se l’opposizione è andata a nozze, l’altra notizia politica della mattinata è arrivata dai banchi della maggioranza. Ieri, fondando Alleanza Novarese, i dissidenti fuoriusciti da Fratelli d’Italia avevano invocato una “verifica di giunta”. Oggi ne hanno dato una dimostrazione pratica, mettendo nel mirino proprio De Grandis, l’esponente di spicco del loro ex partito. Mauro Gigantino ha espresso i suoi dubbi: «Quando mi occupavo delle forniture di apparecchiature medicali per una clinica in cui lavoravo, era abitudine verificare anche con i tecnici che tutto fosse regolare prima di autorizzare qualsiasi pagamento» ha dichiarato in aula.

A sferrare l’attacco frontale è stato il capogruppo di AN, Michele Ragno. Indossando i panni dell’inquisitore istituzionale, ha ricordato che se la gestione è dei dirigenti, l’indirizzo e il controllo spettano inequivocabilmente alla politica. Rivolgendosi direttamente a De Grandis, Ragno ha chiesto pubblicamente «se l’assessore avesse mai effettuato dei sopralluoghi o avuto contatti diretti con le ditte appaltatrici». Una richiesta di “chiarezza” che suona a tutti gli effetti come una sfiducia politica, appena velata dal garbo istituzionale.

La difesa di FdI: «Polemiche da campagna elettorale»

Di fronte all’accerchiamento, a fare quadrato è intervenuto il neo capogruppo di Fratelli d’Italia, Franco Caressa. Il meloniano ha respinto le accuse al mittente, attaccando senza mezzi termini gli ex compagni di partito di Alleanza Novarese. Caressa ha derubricato l’affondo a «pura mossa elettorale», sottolineando l’incoerenza di «chi solleva il problema politico oggi pur non avendolo mai fatto quando militava all’interno di FdI».

Per il capogruppo di Fratelli d’Italia «la priorità deve restare puramente tecnica e legale, lasciando che siano la Procura e gli organi competenti a esprimersi sulle responsabilità».

La frattura nel centrodestra è insomma servita e il campo da softball di via Spreafico si è trasformato, a tutti gli effetti, nel primo infuocato terreno di scontro per Fratelli d’Italia in consiglio.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.