«Gli effetti della pandemia hanno ingigantito le falle, fondamentale lo psicologo di cure primarie»

Giuliana Ziliotto, psicologa psicoterapeuta, già responsabile per l'Ordine degli Psicologi a Novara, commenta favorevolmente la proposta di legge del gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione sull'istituzione dello psicologo di base

«La proposta del Pd è molto apprezzabile e il nostro Ordine non può che essere interessato a sviluppare questa tematica». Così Giuliana Ziliotto, psicologa psicoterapeuta, già responsabile per l’Ordine degli Psicologi a Novara, la quale ha lavorato per molti anni nei servizi psicologici territoriali e ospedalieri, commenta la proposta di legge del gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione sull’istituzione dello psicologo di base. (leggi qui l’articolo completo)

A lei abbiamo rivolto qualche domanda sulla necessità di rafforzare la presenza dello psicologo nei servizi sanitari. «È importante istituire lo psicologo di cure primarie e mantenere uno sguardo attento a progetti intelligenti che riguardino la presenza dello psicologo anche nell’ambito scolastico – spiega -. La contrazione della spesa pubblica ha in modo considerevole ridimensionato i servizi di prevenzione.

Quali sono gli effetti già visibili della pandemia?

La situazione ha reso ancora più evidente le attuali gravi falle del sistema sanità in generale: abbiamo incontrato «l’improbabile» che il filosofo e sociologo francese Edgar Morin definisce come ciò che non è impossibile, ma che può accadere in modo inatteso. Il virus ha messo in rilievo le forze e le fragilità del sistema e una buona elaborazione di ciò che è successo è una grande opportunità di conoscenza. Il virus è stato quel granellino di sabbia che entrando nel nostro sistema-ingranaggio che ha fatto vedere la sua tenuta e anche la sua fragilità.

La pandemia ha creato una discontinuità o è stata una accelerazione dei processi già in atto?

La graduale diminuzione degli investimenti in alcuni settori fondamentali, quali proprio la sanità, ha prodotto una considerevole riduzione dei servizi sia in senso quantitativo che qualitativo. La pandemia ha colto un sociale che già stava vivendo in un’età di sofferenza e di incertezza. Questi cambiamenti restrittivi sono avvenuti in un momento storico italiano in cui si assiste, visti anche i dati sull’incremento della povertà in Italia, a un ampliamento del divario tra chi ha la possibilità di fruire di cure nei servizi sanitari privati e la maggior parte della popolazione che non può fruire di tali servizi. Purtroppo dietro la facciata dell’aziendalizzazione e dell’impiego razionale delle risorse abbiamo trovato servizi sempre meno accoglienti spesso con una sordità ai bisogni delle persone.

Ultimamente si parla spesso di “psicopandemia”, l’onda lunga di disagio che colpisce in modo trasversale ogni fascia sociale. È vero?

Sì, il post Covid ha evidenziato una sofferenza psicologica diffusa e i dati delle statistiche lo stanno dimostrando. Nella fascia adolescenziale, in modo particolare, la didattica a distanza, pur essendosi rivelata un ingrediente ammortizzatore importante nel momento dell’isolamento, nel lungo termine ha creato una serie di problemi che vanno dai disturbi alimentari, all’ansia sociale, alle somatizzazioni, agli attacchi di panico. Ma altre forme di sofferenza in ambito personale, sociale e lavorativo hanno colpito un po’ tutti. Popper direbbe che dobbiamo imparare dagli errori, dagli effetti dei granelli di sabbia sulla tenuta dei nostri sistemi e delle nostre organizzazioni. Ma perché la crisi provocata dall’emergenza sanitaria diventi un’occasione per riuscire a cambiare in meglio il nostro futuro, dobbiamo poter imparare da questa esperienza.

Alla base della proposa di legge c’è una ricerca dalla quale è emerso che 14% degli intervistati assume ansiolitici o sonniferi e il 10% antidepressivi.

Spesso il farmaco può attutire più velocemente un sintomo, ma un percorso di psicoterapia dà risultati di solito più costanti nel tempo proprio perché lo psicologo considera la persona nella sua complessità, aiuta a riflettere sui propri punti di vulnerabilità, ma anche sui propri punti di forza, a ritrovare dentro di sé e utilizzare quelle risorse utili ad affrontare i disagi che si stanno attraversando, dando loro prima di tutto quella senso, e significato che spesso un intervento soltanto farmacologico non può dare

Spesso, però, lo psicologo viene percepito come un lusso.

Bisogna scardinare questa visione e credo che la proposta dell’introduzione dello psicologo di base possa andare in questa direzione. Una figura professionale che permetterebbe di intercettare meglio i bisogni dei cittadini essendo in contatto con il pediatra e il medico di famiglia. Un progetto clinico comprensivo, che allarghi il modello esclusivamente medico nell’ascolto del disagio.

Nel vostro settore state partecipando al passaggio nelle istituzioni dal modello del lavoro di gruppo e rete multi-professionale a quello inter-professionale. Che cosa significa?

Una tappa fondamentale. Nel modello multi-professionale il gruppo è inteso come somma delle parti (ambiti di intervento separati, risultato come somma dei singoli interventi, confini professionali definiti, integrazione e interazione scarse, obiettivi misurabili per singoli aspetti). Nel modello inter-professionale, invece, i diversi componenti del gruppo o della rete lavorano in modo integrato e coordinato, i confini professionali sono più flessibili, c’è una forte integrazione e interazione. Solo in questo modo la psicologia può essere concepita come un nodo di una rete di interventi e ancora prima un nodo di una rete di pensieri. In un rapporto dialogico e sinergico con altre discipline e altre istituzioni, la psicologia può lavorare per sviluppare una visione se non globale, almeno il più ampio possibile sulle forme attuali di disagio per poter contribuire alla costruzione di risposte efficaci in termini clinici, sociali e organizzativi.

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Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di caporedattore.

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