Fondazione Comunità Novarese e Fondazione De Agostini insieme per lo sport in carcere

Il progetto biennale per favorire il reinserimento dei detenuti nella società attraverso lo sport

Non è solo questione di muscoli o di partite a calcio. È un tentativo di aprire uno “spazio mentale” diverso, di costruire ponti tra il “dentro” e il “fuori” e di attuare quel principio costituzionale che vede la pena come strumento rieducativo. Si chiama “Gioco di Squadra” ed è il nuovo progetto che porta lo sport strutturato all’interno della Casa Circondariale di Novara.

Nato da un’idea di Fondazione Comunità Novarese e realizzato in collaborazione con Fondazione De Agostini e Sport Senza Frontiere, l’iniziativa ha un valore complessivo di circa 54.000 euro e avrà una durata biennale.

La rete del welfare: “L’umano resta umano” 

Il progetto, avviato sperimentalmente a novembre, è stato presentato ufficialmente questa mattina. «Se dovessi sintetizzare, il tema fondamentale è aprire uno spazio mentale per chi si trova in situazioni particolari – ha spiegato il presidente di FCN, Davide Maggi –. Il principio che ci guida è che l’essere umano rimane tale, al di là dei percorsi di vita, e va aiutato nella sua integrità». Un concetto ribadito da Marcella Drago, segretario generale di Fondazione De Agostini: «Abbiamo deciso di sostare in questo progetto perché pensiamo che anche chi è autore di reato meriti ascolto e cura. Crediamo nelle alleanze: non dobbiamo lavorare da soli».

Come funziona: palestra, campo e psicologi 

Operativamente, “Gioco di Squadra” coinvolge un gruppo di 30 detenuti alla volta (10 in palestra e 20 sul campo polivalente). Non si tratta di semplice svago: le attività sono guidate da un’équipe composta da un personal trainer, un laureato in scienze motorie, un educatore e uno psicologo. «Facciamo 4 ore di attività settimanali, due in palestra e due sul campo – ha dettagliato il coordinatore Davide Malacrida –. Per i detenuti è un momento diverso, notiamo un percorso di apertura: forniamo modelli e prospettive diverse dalle loro».

Il carcere: “Imparare a stare insieme” 

Per il direttore del carcere, Mario Peraldo, lo sport diventa veicolo di cittadinanza: «La popolazione carceraria vede quote molto sofferenti e i giovani adulti sono aumentati significativamente. Immaginiamo lo sport come un mezzo per consentire alle persone di reimparare a stare insieme rispettando le regole». Soddisfazione anche dalla garante dei detenuti, Nathalie Pisano, che ha ricordato come FCN sia sempre stata sensibile al tema, avendo già in passato contribuito alla copertura della pista di atletica interna.

A gestire le attività è Sport Senza Frontiere, realtà che vanta esperienze simili al Beccaria e a San Vittore. «Siamo al quarto anno a Novara, dove solitamente seguiamo i minori – ha commentato il presidente Alessandro Tappa –. Portiamo lo sport come politica di welfare: dove c’è continuità, si ottengono risultati importanti». Un progetto che, come sottolineato nella presentazione, mira a “costruire una società più consapevole e inclusiva”, riducendo l’isolamento e offrendo una concreta opportunità di riscatto.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.