C’è un filo rosso che lega le lettere scritte da Alessandro Antonelli mentre progettava la Cupola agli antichi strumenti di misura che hanno “fatto l’Italia” agricola. Questo filo è la tutela della memoria, missione centrale del fondo Giovanni Pagani, gestito dalla Fondazione Comunità Novarese. Questa mattina sono stati svelati i risultati dell’edizione 2025 del bando che, con uno stanziamento complessivo di 40mila euro, andrà a sostenere due progetti strategici per il territorio: il completamento dell’archivio di Cesare Bermani e il riallestimento di un’ala del museo etnografico di Oleggio.
Un omaggio all’arte e a Pino Nobile
A introdurre i lavori è stato il direttore generale di FCN, Gianluca Vacchini, che ha ricordato la genesi del fondo, nato per volontà degli eredi del dottor Pagani, grande appassionato d’arte. L’edizione di quest’anno assume però un valore affettivo particolare: «Siamo riusciti a ricordare Pino Nobile, già segretario generale e vicepresidente della Fondazione, anch’egli amante dell’arte e molto vicino allo spirito del fondo» ha commentato Vacchini, annunciando il rinnovo del bando per il 2026.
Il “sogno” di Bermani: lettere inedite sulla Cupola
Il primo progetto finanziato (con 20mila euro) è quello dell’associazione culturale mutuo soccorso Ernesto De Martino, intitolato “Voci novaresi“. L’obiettivo è completare il censimento e la digitalizzazione dell’immenso archivio cartaceo dello storico Cesare Bermani. È stato lo stesso Bermani, con emozione, a definire il contributo come la realizzazione del «sogno della mia vita: lasciare qualcosa a Novara». Lavorando sulle carte, stanno emergendo tesori inaspettati: «Ho trovato lettere di Antonelli riguardanti la costruzione della Cupola, molto dettagliate e inedite – ha svelato lo storico –. Ma c’è di tutto: dai reperti sul biennio rosso e sulla nascita del fascismo nel nostro territorio, fino all’archivio orale con le registrazioni di 103 partigiani valsesiani raccolte in cinquant’anni». Un lavoro immane, come sottolineato da Antonella De Palma, che «permetterà di chiudere il cerchio sulla parte cartacea, rendendo fruibile una fonte unica per la storia politica e operaia del Novecento».
Oleggio: il museo si rinnova tra api e misure
Il secondo contributo da 20mila euro è stato assegnato al comune di Oleggio per il museo etnografico “Carlo Fanchini”. Il direttore Jacopo Colombo ha illustrato il progetto di recupero del piano mezzanino, dove verranno riallestite due sale particolari: quella del miele e delle api e quella dei pesi e delle misure. «Non dobbiamo solo raccogliere oggetti, ma trasmettere alle nuove generazioni il senso delle cose», ha spiegato Colombo. La sala del miele, che esporrà parte dei mille oggetti raccolti negli anni, si collegherà idealmente al progetto del “cammino delle colline novaresi“, intercettando il tema della biodiversità. La sala delle misure, invece, racconterà come la standardizzazione degli strumenti abbia contribuito a creare un senso di appartenenza nazionale e sociale.
Una memoria attiva
A chiosare sul senso dell’iniziativa sono stati Paolo Tacchini e Giovanni Benedetto del comitato di gestione del fondo. Se il sostegno a Bermani rappresenta la conferma di un lavoro di tutela prezioso, il progetto di Oleggio premia la volontà di innovare. Perché, come ribadito dai membri del comitato, «i musei non devono essere luoghi di memoria statica e passiva, ma spazi capaci di parlare a una società veloce dove il rischio è la cancellazione del passato».







