Bilancio partecipativo, 100mila euro per le idee dei cittadini novaresi. Scontro sul voto agli stranieri: «Buoni solo per portarci la cena a casa»

Novara avrà il suo bilancio partecipativo. Un tesoretto di 100mila euro (per il 2026) che l’amministrazione metterà a disposizione della cittadinanza per finanziare progetti e idee nati dal basso. Una novità assoluta per il capoluogo, che però ha visto il suo battesimo in consiglio comunale oscurato da una profonda spaccatura politica su un tema divisivo: i diritti degli stranieri residenti.

Il regolamento, infatti, prevede che chiunque (anche chi non ha la cittadinanza) possa presentare un progetto, ma riserva il diritto di votare per scegliere quali progetti finanziare ai soli cittadini italiani. Un “vizio d’origine” che ha spinto le minoranze all’astensione.

La sperimentazione da 100mila euro 

A presentare la delibera è stata l’assessore al Bilancio, Silvana Moscatelli: «È un regolamento snello, di soli 12 articoli, con cui il comune vuole sollecitare la partecipazione alla vita della città. Ha un carattere sperimentale, per capire quest’anno se ci dovranno essere modifiche. Ogni anno la giunta deciderà quanti fondi stanziare in base alle risorse disponibili, e per il 2026 partiamo con 100mila euro».

L’attacco: «No taxation without representation»

Se lo strumento in sé trova d’accordo l’intera aula (il capogruppo M5S Mario Iacopino ha ricordato come l’iter sia nato da un emendamento votato all’unanimità tre anni fa), è sul perimetro dei votanti che si è consumato lo strappo.

Il capogruppo del Pd, Nicola Fonzo, ha riconosciuto la bontà del “pacchetto costituente” (che segue l’elezione dei portavoce di quartiere), ma ha sferrato un duro attacco sull’esclusione di chi non ha passaporto italiano. «Il vero limite è escludere i cittadini stranieri residenti a Novara, che qui pagano le tasse, lavorano e contribuiscono alla vita della città. No taxation without representation, dicevano i costituenti americani, mentre voi scegliete un principio totalmente opposto. È una miopia che sbatterà sul muro della realtà: se noi domani prenderemo una pensione sarà perché gli stranieri oggi pagano i contributi».

Un concetto ribadito con forza dalla consigliera dem Milù Allegra: «Potevamo avere coraggio e fare un passo avanti per un’integrazione vera. Invece questi cittadini ci vengono buoni solo quando ci facciamo portare la cena a casa o per farci garantire i servizi base; ma quando si tratta di farli partecipare, diventano inutili». Per Cinzia Spilinga si tratta di un’esclusione «senza senso logico, dettata solo dall’ideologia», mentre Mattia Colli Vignarelli ha ricordato che «mettere a disposizione strumenti di democrazia e poi tracciare un confine tra chi è degno e chi no, esclude di fatto 10mila persone dal diritto di autodeterminarsi nella comunità».

La maggioranza: «Polemica politica su un atto amministrativo» 

Di fronte all’annuncio di astensione delle minoranze, la maggioranza ha difeso a spada tratta l’impianto del regolamento. A replicare è stato il capogruppo di Forza Novara Andrea Crivelli, che ha sottolineato come la possibilità di proporre idee sia comunque aperta a tutti: «L’obiettivo è creare un percorso che coinvolga le energie dei cittadini contro la disaffezione. I regolamenti non sono soprammobili, sono modi per prenderci cura del bene comune. Mi spiace che in quest’aula si facciano discorsi puramente politici e non amministrativi». Crivelli ha poi rimandato le accuse al mittente: «Ci spiace prendere atto che, dopo un percorso condiviso, voi vi tiriate indietro. Noi lo approveremo, mentre voi, non votandolo, fate in modo che i novaresi non abbiano a disposizione questo strumento».

Alla fine, il regolamento è passato con i soli voti del centrodestra. Ora la palla passa ai cittadini (e alle loro idee) per la prima prova sul campo.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.