Anche il Milite ignoto sarà cittadino onorario novarese

Anche il Milite ignoto, il soldato sconosciuto caduto durante il primo conflitto mondiale, le cui spoglie riposano da quasi un secolo (l’anniversario sarà celebrato infatti nel prossimo novembre) in un sacello ricavato ai piedi della Dea Roma nel più complesso monumento a Vittorio Emanuele II di Roma, sarà cittadino onorario di Novara.

Aderendo a una proposta formulata a livello nazionale da Anci (che ha provveduto a presentarla a tutti gli ottomila Comuni della Penisola) per sensibilizzare i valori dell’unità e della vicinanza in questo particolare momento storico caratterizzato dalla pandemia e dalle sue molteplici conseguenze, anche il Consiglio comunale del capoluogo ha adottato con voto unanime la relativa proposta di delibera presentata dalla Giunta.

 

Un’iniziativa, ha detto l’assessore Silvana Moscatelli, «che arriva da Anci, sollecitata a sua volta dal Comitato delle Medaglie d’Oro al Valor militare. Si è ritenuto opportuno concedere la cittadinanza onoraria al Milite ignoto ricordando questo evento con grande commozione e attraverso questo riconoscere il sacrificio dei caduti non solo della Prima guerra mondiale ma anche dei successivi conflitti».

La storia del Milite ignoto italiano, almeno nei particolari, non è molto conosciuta. Nel nostro Paese una simile proposta venne avanzata, sulla falsariga di analoghe iniziative avvenute in Francia e Gran Bretagna, dal colonnello Giulio Douhet nell’agosto del 1920. Una figura simbolica, quella di un soldato non identificabile, nel quale tutti gli italiani avrebbero dovuto riconoscersi e destinata ad essere ospitata nel Pantheon di Roma. Approvato senza dibattito dal Parlamento di allora il disegno di legge, ma con l’unica variante del luogo, il “Vittoriano”, poi conosciuto come “Altare della Patria”, anziché il Panthon. Una speciale commissione militare nell’ottobre del 1921 individuò in diversi cimiteri di guerra sparsi lungo tutto quello che era stato il fronte italo-austriaco undici salme assolutamente irriconoscibili, che furono poi trasferite nella Basilica di Aquileia. Qui pochi giorni dopo una donna triestina, Maria Bergamas, madre di un soldato disperso, scelse quella che sarebbe poi stata trasportata a Roma al termine di un lento viaggio ferroviario durato dal 29 ottobre al 2 novembre tra due ali di folla commossa assiepata lungo i binari. Dopo aver sostato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, la salma del caduto – al quale venne conferita la Medaglia d’oro – venne inumata al “Vittoriano” al termine di una solenne cerimonia due giorni dopo, 4 novembre, anniversario della conclusione del conflitto.

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