VIDEO – All’Upo il camice bianco è da medico, l’augurio è da infermiere

Gli studenti che hanno ricevuto il camice bianco

Ci sono giornate destinate a rimanere impresse nella memoria di uno studente per la loro profonda solennità, e altre che si ritagliano un posto speciale nei ricordi grazie a un tocco di involontaria, e per certi versi poetica, commedia. La cerimonia che ha visto protagonisti 124 studenti e studentesse del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’università del Piemonte Orientale è riuscita nel non facile compito di unire entrambe le atmosfere, trasformando l’aula magna in un palcoscenico dove l’impegno accademico ha incrociato una visione decisamente “fluida” delle professioni sanitarie.

Il peso del camice e il rito di passaggio

L’occasione, di per sé, era delle più sacre. La White Coat Ceremony, nata oltreoceano e ormai consolidata anche nei nostri atenei, è il rito di iniziazione che segna lo spartiacque nella vita di chi studia per curare il prossimo: il momento esatto in cui si abbandona il porto sicuro della teoria pre-clinica per affacciarsi alle corsie e al contatto diretto con la sofferenza. Un concetto ribadito anche dal rettore Menico Rizzi, che nel suo intervento ha ricordato ai giovani come «questa divisa segni l’istante in cui cominceranno a incontrare pazienti pronti ad affidare loro la propria vita». Parole cariche di un’energia e di una responsabilità che hanno ammantato la sala di rigorosa consapevolezza.

Un discorso impeccabile (per un’altra occasione)

A spezzare la tensione accademica, introducendo una narrazione tanto appassionata quanto squisitamente fuori contesto, ci ha pensato l’assessora regionale alla Cultura e Politiche Giovanili, Marina Chiarelli. Chiamata al microfono per i saluti istituzionali, l’esponente della giunta ha regalato alla platea un’oratoria sentita e profondamente vera. Ha parlato della laurea come di «un momento bellissimo in cui tutto ha inizio», sottolineando come ci siano «lavori che trascendono la professione per diventare una vera e propria missione».

Tutto perfetto, se non fosse per il destinatario dell’accorato omaggio. Con visibile trasporto, l’assessora si è infatti rivolta alla platea chiamandoli “giovani infermieri”, elogiandoli come «l’asse portante della sanità, le prime figure che il paziente incontra e le ultime che lo salutano». Un inno meraviglioso all’assistenza infermieristica, declamato però di fronte a 124 aspiranti chirurghi, cardiologi o anestesisti. Un discorso giusto, recapitato semplicemente nel contesto sbagliato, che i dottori hanno accolto con l’educato stupore di chi si ritrova, all’improvviso, con una specializzazione a sorpresa. Forse il lapsus dell’assessora è dovuto alla cronaca di questi giorni e agli appelli dei sindacati sulla carenza di infermieri all’ospedale Maggiore: ne mancano 100 secondo quanto denunciato dalla FP Cgil.

Il ritorno in corsia (quella giusta)

Per riallineare le coordinate della mattinata è servito il garbo dei successivi relatori, che hanno riportato la barra a dritta. Stefano Scarpetta, direttore generale dell’ospedale Maggiore, si è detto «felice di trovarsi di fronte a ben 124 nuovi medici», ricordando loro che l’ospedale sarà la casa pronta ad accoglierli. Un sottile, ma fermo, richiamo alla realtà condiviso anche da Federico D’Andrea, presidente dell’ordine dei Medici, che ha spronato i ragazzi ricordando come «l’ingresso in reparto imponga di cominciare a pensare e agire, per l’appunto, come medici».

La mattinata si è poi chiusa nel migliore dei modi grazie al dono della Lilt di Novara, i cui volontari hanno offerto i camici agli studenti. La presidente Giuse Gambaro si è detta «onorata di consegnare ai futuri colleghi il simbolo della loro attività clinica». E mentre i centoventiquattro ragazzi infilavano finalmente le braccia in quel tessuto bianco, in sala è rimasta l’eco di un augurio bellissimo. Perché in fondo, che si prescriva la cura o che la si somministri, l’importante è ricordarsi sempre di essere umani. Anche quando si sbaglia copione.

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata