Un gesto di memoria che si trasforma in cura. È questo il senso profondo del lascito della famiglia Sacco-Morano a favore dell’Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Maggiore, che oggi può contare su nuove tecnologie avanzate per la gestione del paziente critico.
Il ricordo che diventa investimento
Il lascito nasce dalla volontà di Giovanna Sacco, vedova Morano, che nel 2020 aveva disposto un’importante donazione «nell’affettuoso ricordo dei miei indimenticabili Fabrizio e Sergio, mio figlio e mio marito», destinando le risorse all’acquisto, secondo necessità, di apparecchiature per il Centro di Rianimazione e Terapia Intensiva già intitolato alla loro memoria.
Un atto di generosità che nel tempo ha preso forma concreta. L’allora direttore della Rianimazione, Francesco Della Corte, aveva avviato l’utilizzo del fondo per dotare il reparto di strumentazioni di alta qualità. Rosanna Vaschetto, attuale direttrice della Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Anestesia e Rianimazione, ha proseguito il percorso completando l’acquisizione di tecnologie oggi pienamente integrate nella pratica clinica.
Le nuove dotazioni
L’investimento ha consentito l’acquisto di apparecchiature fondamentali nella gestione dei casi più complessi:
- un tromboelastogramma, strumento indispensabile per diagnosticare le coagulopatie nel paziente traumatizzato grave e guidare con precisione la somministrazione di sangue, plasma e piastrine;
- una sonda ecocardiografica transesofagea per la valutazione approfondita della funzione cardiaca;
- due ecografi dedicati alla Traumatologia e alla Rianimazione, utilizzati anche per blocchi antalgici periferici che riducono in modo significativo il dolore nei pazienti traumatizzati;
- un ventilatore pediatrico e neonatale e un carrello di emergenza pediatrico, strumenti essenziali nella gestione perioperatoria dei piccoli pazienti;
- un sistema di calorimetria indiretta, tecnologia diagnostica non invasiva che misura il dispendio energetico del paziente critico, permettendo una nutrizione personalizzata e prevenendo le conseguenze dell’iponutrizione.
Un hub per il Piemonte orientale
La Terapia Intensiva del Maggiore è centro di riferimento (Hub) per il quadrante del Piemonte orientale: dispone di 14 posti letto di degenza e di due ulteriori posti dedicati all’emergenza per l’accoglienza diretta dal territorio di pazienti in pericolo di vita. Ogni anno vengono assistiti tra gli 800 e i 900 pazienti, principalmente politraumatizzati, neurologici e neurochirurgici acuti e pazienti sottoposti a chirurgia maggiore.
«Le nuove tecnologie sono ora integrate nella pratica clinica quotidiana – ha spiegato Vaschetto – contribuendo in modo concreto al miglioramento delle capacità diagnostiche, terapeutiche e assistenziali rivolte ai malati critici».
Il ringraziamento dell’Azienda
All’incontro erano presenti, tra gli altri, il direttore generale dell’ospedale Stefano Scarpetta, il professor Della Corte, la responsabile della Rianimazione Francesca Grossi, le responsabili delle sale operatorie Petra Konrad e Raffaella Buscaglia, insieme ai coordinatori infermieristici dell’area critica.
«L’Azienda ospedaliero-universitaria desidera esprimere un sentito ringraziamento alla famiglia Sacco-Morano – ha dichiarato ancora Scarpetta –. Il valore di questo gesto va oltre il contributo materiale: rappresenta un atto di cura verso la comunità e verso i pazienti più gravi, permettendo di offrire terapie sempre più sicure, mirate ed efficaci. Il lascito testimonia ancora una volta l’attaccamento della cittadinanza novarese all’ospedale Maggiore».







