Verbania: rimozione manifesto no vax, protesta di Ancora Italia: «Atto fuori dalla Costituzione»

Ancora Italia si schiera con il gruppo Fuoco rinascita VCO, dopo la posizione presa dall'amministrazione di Verbania

Era il 4 gennaio scorso, quando su un maxi cartellone pubblicitario, veniva affisso alla curva «della francese», nella parte alta di viale Azari a Pallanza, un manifesto no vax, firmato dal gruppo Fuoco rinascita VCO che recitava: “O ti vaccini o muori di fame: questa è giustizia?”

La polizia urbana insieme all’amministrazione verbanese oltre ad averne ordinato la rimozione, perché “l’azione è una molestia alle persone stando alla sensibilità prevalente”, ha multato con 50 euro il gruppo promotore. Gruppo in difesa del quale giunge la nota di Ancora Italia VCO, sezione del partito che nei mesi scorsi già è stata al centro delle cronache locali per le prese di posizione contro le direttive per il contenimento del virus (manifestazioni in piazza, volantini ecc). Il dito è puntato contro Silvia Marchionini e la giunta comunale  «che, accanendosi contro una minoranza di persone che hanno deciso di manifestare il proprio dissenso, come la Costituzione prevede, dimostra di non saper essere garante di democrazia e libertà».

Il cartellone oggetto delle proteste, rimarcano da Ancora Italia, era stato registrato e la tassa pagata:  «Giudichiamo questo ennesimo atto discriminatorio gravissimo, inaccettabile e sicuramente privo di qualsiasi fondamento legislativo – hanno dichiarato -. E torniamo ad invitare la sindaca a un confronto con partiti ed associazioni dissidenti presenti sul territorio, per specificare in virtù di quale legge o disposizione la stessa si senta autorizzata ad abrogare tout court l’articolo 21 della nostra Costituzione che come sappiamo recita: – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria».

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Paolo Pavone

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