Superfici “immuni” da microbi e virus, la ricerca dell’Upo

A causa della pandemia da COVID-19 il sistema sanitario di tutti i paesi coinvolti sta affrontando una sfida totalmente nuova, come nuove sono le tecnologie di prevenzione che i ricercatori stanno cercando di mettere in campo per arginarla. L’Università del Piemonte Orientale rappresenta l’Italia nel network europeo AMiCI ePlatform coordinato dalla Satakunta University of Applied Sciences (SAMK, Finlandia) e impegnato nello sviluppo di superfici innovative con caratteristiche antimicrobiche per ridurre la trasmissione di agenti patogeni in ambito ospedaliero e in contesti pubblici.

 

 

AMiCI ePlatform network ha proprio l’obiettivo di velocizzare l’ingresso sul mercato dei prodotti che stanno testando i ricercatori. La referente UPO per il progetto – che coinvolge 33 Paesi e che ha durata annuale, termine a fine 2021 – è Lia Rimondini, professore ordinario di Scienze e tecniche mediche applicate presso il Dipartimento di Scienze della Salute, che chiarisce le premesse e gli obiettivi del progetto. «Ogni anno milioni di persone contraggono un’infezione associata all’assistenza sanitaria (HCAI) – spiega -. Nel peggiore dei casi queste infezioni portano alla morte dei pazienti. I microrganismi, come i virus, si diffondono principalmente attraverso il contatto, sia in maniera diretta, da umano a umano, sia attraverso il contatto con le superfici. Sebbene la misura più efficiente nella prevenzione e nel controllo delle infezioni rimanga la costante e accurata igiene delle mani, combinata con pratiche di pulizia efficienti, la scienza si sta occupando di cercare soluzioni alternative e durevoli».

«Le superfici antimicrobiche, che hanno cioè una capacità intrinseca di eliminare i microbi, fanno parte della soluzione – continua la professoressa –. L’efficacia antimicrobica (riduzione della crescita microbica) del rame e dell’argento, per esempio, è nota da tempo. Nuove sostanze e rivestimenti sono in via di sviluppo grazie a progetti di ricerca pubblico/privati per essere utilizzati soprattutto su superfici frequentemente toccate (ringhiere, maniglie, arredi ambientali negli ospedali, coperte, ecc.). Tuttavia, la sfida attuale è dimostrare l’efficacia di questi nuovi rivestimenti in contesti sanitari reali. Sono stati effettuati studi pilota a livello globale e l’obiettivo del futuro è quello di sviluppare l’uso di questi rivestimenti su larga scala».

 

 

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