«Quello di Pernate sta diventando un caso nazionale»

Conferenza stampa, sabato mattina 26 marzo, nella sede provinciale del Pd per presentare l'interrogazione sul progetto del nuovo insediamento logistico nella frazione novarese presentata dal senatore Borghi

La vicenda Pernate sbarca a Roma. Enrico Borghi, senatore ossolano del Pd, ha infatti depositato nei giorni scorsi un’interrogazione (con richiesta di risposta orale indirizzata ben a tre ministri, Salvini, titolare alle Infrastrutture, Pichetto Fratin per l’Ambiente e Lollobrigida per l’Agricoltura), dove si chiede di fare «chiarezza su una situazione che fra poco rischia di raggiungere un punto di non ritorno».


«Per noi si tratta di un tema che ci sta particolarmente a cuore – ha aperto gli interventi il segretario provinciale dei “dem” Rossano Pirovano – perchè oltre a quello ambientale occorre tenere conto di quelle che sono anche le istanze dei cittadini. Oggi in Italia non esiste un polo logistico così vicino alle case. Stamo portando avanti una battaglia in ogni Consiglio comunale per costringere l’amministrazione a parlare di un argomento che il sindaco Canelli ha “bypassato” con un delibera di giunta. Noi useremo tutti gli strumenti possibili e insieme al mondo civico e ambientalistico siamo impegnati a far sì che questo scempio non veda la luce», ricordando come «nel 2017 la Regione abbia approvato il nuovo Piano paesaggistico, dove quella di Pernate viene indicata come area di valore agroalimentare. In occasione dell’ultimo Consiglio comunale il sindaco Canelli su questo tema ci ha risposto che dovevamo farlo noi. Peccato che all’epoca fosse già primo cittadino da un anno».


Il consigliere regionale Domenico Rossi, al di là di due interrogazioni che ha presentato a Palazzo Lascaris, una nello specifico su Pernate, ha voluto fare una considerazione politica: «L’amministrazione ha una visione dove la vocazione logistica appare superiore e soprattutto dove chi sta decidendo il tutto è il privato. Non dico che dobbiamo dire sempre no, ma se diciamo sempre sì solo con il discorso dei posti di lavoro allora vuol dire che le merci decidono tutto a casa nostra. Il pubblico ha lo strumento della pianificazione e su questo noi rischiamo di arrivare a capirlo quando sarà troppo tardi».


A livello regionale, dove Rossi è da pochi giorni segretario del Pd, la vicenda di Pernate viene seguita con molta attenzione «perché è emblematica, in un momento dove anche alcuni esponenti della destra riconoscono che ci sia un tema ambientale e dove il negazionismo esistente sino a poco tempo fa comincia a sfumare. Però non c’é una visione sui territori, ma una risposta sempre supina nei confronti di qualsiasi richiesta da parte dei privati. E poi c’é il problema della siccità, che porterà dei problemi enormi la prossima estate».


Per il consigliere comunale Mattia Colli Vignarelli «quando parliamo di Pernate la risposta di Canelli è quella di strategie a livello nazionale e oltre, mentre tende a derubricare il tema dell’ambiente. Il suo è un provincialismo drammatico. La logistica, con i suoi “corridoi” europei, deve essere ripensata con le esigenze del nostro tempo. Il sindaco deve andare a studiare come stiamo distruggendo il nostro pianeta».


Da parte sua il senatore Enrico Borghi ha voluto ribadire come questa sia una battaglia «a tutti i livelli, dal Comune al Parlamento. Il senso della mia interrogazione va in questa direzione, perché è la dimostrazione di come non funzionino le norme che stanno alla base di questo tipo di modello di sviluppo. Una proposta per una normativa sul consumo di suolo viene bloccata dalla destra da ormai tre legislature, mentre ormai viene riconosciuta come un’esigenza per il Paese».


«Quando abbiamo avuto delle responsabilità di Governo – ha insistito – abbiamo adottato un modello diverso. La Regione Toscana, per fare un esempio, ha introdotto un meccanismo di pianificazione della strumentazione logistica. Evitando quanto accaduto negli scorsi decenni in Piemonte con le Aree industriali attrezzate, che hanno prodotto una serie di capannoni oggi vuoti. Ma quello della logistica è un’arma a doppio taglio, perché stiamo parlando di una produzione di forza lavoro di basso valore, con una fortissima automazione. Stiamo parlando di investimenti che hanno un forte impatto dal punto di vista ambientale e un ritorno di posti di lavoro quanto meno aleatorio».

Per Borghi occorre «una pianificazione a livello regionale e al suo interno avere la forza di dire quale sia la vocazione di un territorio. Non credo che la seconda città del Piemonte sia quella di essere circondata da capannoni. A chi sostene che lo prevede il Piano regolatore dico che non vale la logica burocratica ma quella politica. Su questo tema la destra si nasconde e deve spiegare quale sia l’idea che sta attorno a questa operazione, altrimenti registriamo un’incoerenza fra alcune declamazioni a livello nazionale e le pratiche portate avanti a livello territoriale».

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Luca Mattioli

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