Mercalli: «Il consumo del suolo è come una metastasi»

Sta diventano virale in rete un video dove il noto meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico torinese, senza citare il caso di Novara, rivolge pesanti accuse nei confronti di chi ha permesso di giungere all'attuale situazione: «Un terreno compromesso non si rifà in un anno, ci vogliono millenni»

Consumo del suolo, parola a Luca Mercalli. Il noto meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico torinese, senza citare il caso di Novara, tiene banco nel dibattito di questi ultimi giorni fra siccità e dati riguardanti il consumo del suolo del nostro Paese, rivolgendo pesanti accuse nei confronti di chi ha permesso di giungere all’attuale situazione: «Il clima ha mille punti di contatto con la devastazione del nostro suolo – afferma in un breve video diventato virale sulla rete – Il cambiamento climatico dipende in primis dalla devastazione del suolo, perché le emissioni sono legate sia a tutto il carbonio che togliamo quando trasformiamo un suolo naturale in uno cementificato, ma anche al modello di sviluppo innervato sopra. Tutto quello che vi abbiamo costruito è la causa del cambiamento climatico».


Qui Mercalli chiama in causa «i nuovi poli logistici, i nuovi trasporti, consumi, rifiuti, oltre al cemento, che di per sé è già fonte di emissioni. E’ vero che può esistere un consumo buono e uno cattivo, ma le cartine che ci sono state illustrate sono come le metastasi: cellule cancerose che si staccano da un tumore centrale e propagano la patologia ad altre zone ancora sane dell’organismo. Come potete pensare che esista una metastasi buona? E’ tutta cattiva».


Ma la sua preoccupazione riguarda «l’irreversibilità di questo cambiamento. Se potessimo tornare indietro io non sarei disperato. Abbiamo bisogno di tempo, si tratta di un processo culturale, amministrativo, ma qui il tempo non c’é. Perché il tumore una volta che si è insediato dura per sempre. Quel suolo è perso per sempre, quel terreno compromesso non si rifà in un anno, ci vogliono millenni». Infine una speranza. Che ci possa essere «una svolta, una presa di coscienza, perché siamo disperati. Quando vedo le reti arancioni che hanno circondato un altro terreno piango disperato».

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Luca Mattioli

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