La “terza vita” di Domenico Volpati. Da calciatore a medico vaccinatore

In diverse occasioni si è portati a dire che, una volta chiusa la propria attività professionale, incominci una seconda vita. Per qualcuno, alla vigilia dei 70 anni, addirittura una terza. Il diretto interessato è nientemeno che Domenico Volpati (nell’immagine da Hellas Verona Calcio), che il traguardo delle 70 primavere lo taglierà nel prossimo mese di agosto, centrocampista nato a Novara che, dopo aver mosso in primi passi nel Borgomanero, arrivò a debuttare in serie A con la maglia del Torino, raccogliendo però la sua più grande soddisfazione contribuendo alla conquista dello scudetto con il Verona di Osvaldo Bagnoli nella stagione 1984-’85.

Appese le scarpe al fatidico chiodo nel 1989, intraprese ad Arco di Trento, località dove aveva nel frattempo messo le “radici” (senza per questo farsi ogni tanto vedere all’ombra della Cupola, con quel “cruccio” di non aver mai avuto la possibilità, a differenza del fratello Umberto – scomparso quattro anni fa – di indossare la maglia azzurra), la professione di dentista, attività svolta sino al 2019, con il raggiungimento dell’età pensionabile. Proprio da oggi, martedì 6 aprile, ecco la “terza vita”. Sfruttando il fatto di aver mantenuto l’iscrizione all’Ordine dei medici (tra l’altro proprio in quello provinciale di Novara) si è messo a disposizione come vaccinatore volontario a Castello di Fiemme, piccolo centro della Val di Fiemme, località trentina dove si è nel frattempo trasferito.

«Parto dal presupposto che non esista un’età per essere medico – ci ha detto al telefono Volpati durante la breve pausa pranzo che ha voluto concedersi – Si è medici tutta la vita. In questo particolare momento di difficoltà l’ho sentito come un dovere civico offrirmi come vaccinatore volontario».

Con tanta umiltà e spirito di sacrificio («In questo momento sono l’ultimo arrivato») ha iniziato a collaborare in uno dei due presidi della Val di Fiemme, comprensorio di circa 28 mila residenti, «dove tanto c’é da fare in questo particolare momento e il personale è davvero poco». Un “primo giorno” iniziato alle 8.30 e destinato a durare sino a sera, quotidianamente, festivi inclusi: «Se dovesse servire ho dato la mia disponibilità anche nel fine settimana – ha aggiunto – Perché i tempi burocratici sono piuttosto complessi, dalla registrazione dei pazienti sino alla preparazione e alla somministrazione delle dosi. Però è un sacrificio che affronti volentieri perché sai che stai facendo del bene». Il tempo è scaduto e per Volpati è giunta l’ora di ritornare a lottare contro un avversario che oggi si chiama Covid. Con una promessa, però: «Quando tutto sarà finito, ci rivediamo a Novara…».

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