Covid e fake news, il deputato Enrico Borghi delegato del Copasir

Covid-19 e fake news, dalle istituzioni giunge un primo segnale importante. È lo stesso Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organismo formato da alcuni rappresentanti dalle assemblee di Montecitorio e di Palazzo Madama con il compito di verificare periodicamente che l’operato dei nostri servizi segreti si svolga nel rispetto della Costituzione, a muovere questo passo sul tema.

Incaricato nei giorni scorsi di guidare una prima ricognizione è il deputato ossolano del Pd Enrico Borghi spiega in cosa consiste questo incarico: «Il monitoraggio delle fake news avviene da sempre in maniera continuativa, a maggior ragione in queste settimane, dove in rete e non solo sono state diffuse molte notizie legate al coronavirus. A titolo personale posso dire che il mio incarico si baserà sullo svolgimento di una specifica funzione istruttoria, principalmente rivolta al territorio italiano, ma all’interno di un contesto europeo».

 

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Non si tratta certo di una censura, ci tiene a precisare Borghi, ma una forma di tutela in più per il cittadino, che però dovrebbe capire che «le informazioni devono essere strettamente connesse con le responsabilità deontologiche di chi le diffonde».

In queste settimane molte sono state le notizie diffuse, dalle presunte origini del virus sino a miracolosi medicinali per combatterlo: «Quando le fonti non sono attendibili  – prosegue Borghi – è il momento di alzare ancora di più il livello di attenzione. Anche per questo noi del Pd chiediamo da tempo l’istituzione di un’apposita commissione parlamentare d’inchiesta si questo fenomeno. Ora, attraverso il Copasir, abbiamo deciso di agire perché siamo convinti che ci sia l’evidenza certa di una campagna di disinformazione che ha come bersaglio quei Paesi europei come il nostro e la Spagna che finora hanno subito il maggior impatto dal coronavirus. Perché proprio dietro le fake news potrebbero celarsi interessi poco chiari, attacchi alle nostre libertà, ma anche in qualche modo indebolire la tenuta dei governi».

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Luca Mattioli

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