A Masterchef 10 un terzo novarese “in incognito”: è Irish

A Masterchef 10 un terzo novarese “in incognito”: è Irish Soldani, amatissimo soprattutto dal pubblico più giovane, che purtroppo è uscito di scena nella puntata andata in onda su Sky lo scorso 7 gennaio. Un’eliminazione che ha lasciato molti di stucco, poiché Irish era ritenuto fra i favoriti di questa decima edizione. Avvenuta al termine di un invention test vinto da un altro novarese: il chimico degli alimenti Antonio Colasanto.

«In effetti sinora sono sempre stato presentato come “Irish di Bassano del Grappa”, perché vivo lì, ma sono molto orgoglioso delle mie origini e di poter parlare di un territorio, a cui mi sento molto legato, anche a livello culinario. Per la precisione sono nato 25 anni fa a Borgomanero e fino a 12 ho vissuto fra Omegna e la piccola frazione di Agrano. Poi mia madre, che già iniziava a percepire i segni della crisi che avrebbe interessato quella zona, ha preferito che ci trasferissimo ad Asiago, per dare maggiori opportunità al nostro futuro professionale. Ma a Omegna e Agrano torno almeno una volta l’anno a salutare il mio bellissimo lago d’Orta – racconta con affetto – e a mangiare il tapelucco (noto anche come tapulone, a base di carne d’asino, ndr) e le buonissime imperialine (biscotti omegnesi tipo lingua di gatto tenuti insieme da un ripieno di cioccolato, ndr)».

 

Ma stando attenti c’è un dettaglio che in effetti avrebbe potuto svelare sin da subito le tue origini piemontesi: nella cucina di Masterchef sei entrato con la tua ricetta dei ravioli al plin, che è tanto piaciuta allo chef Barbieri. Perché proprio per questo piatto?
«L’ho scelto perché mio padre era abilissimo a cucinare il brasato e quando lo preparava ne faceva sempre un po’ di più, perché l’indomani quello che avanzava veniva utilizzato da mia madre per farne il ripeno dei ravioli del plin. Era il nostro “piatto della domenica” ed era sempre in grado di mettere d’accordo tutti… Una cosa per nulla scontata in una famiglia di ben cinque figli (in cui io sono il più piccolo) – ammette il giovane chef – Ed è proprio in famiglia che è nata la mia passione per la cucina: ho avuto la fortuna di crescere con due genitori che amavano entrambi cucinare. Sono sempre stato curioso di sapere cosa facessero su quel bancone e loro mi ci facevano sedere sopra per tenermi buono e, così, ho imparato a cucinare guardandoli. Man mano che crescevo mi affidavano dei piccoli compiti e a sette anni ero in grado di mettere in tavola un piatto di pasta per tutta la famiglia».

Irish esulta davanti allo chef Locatelli per la sua ammissione alla Masterclass

A proposito, da dove arriva il tuo nome così particolare?
«C’è dietro una motivazione musicale – spiega divertito – I miei genitori erano innamorati della canzone “Signore, io sono Irish” dei New Trolls… per questo hanno deciso di chiamarmi così».

Una famiglia numerosa, con tanti fratelli, ma è stata tua sorella Selena ad accompagnarti alla selezione che ti ha aperto le porte del programma: hai un rapporto speciale con lei?
«Siamo tutti molto uniti – risponde – Ma io e lei viviamo insieme a Bassano da ormai tre anni, in realtà per una semplice coincidenza. Il paesino sull’altipiano di Asiago in cui ci eravamo trasferiti è davvero piccolo e a me stava ormai stretto, così mi sono attivato per trasferirmi in un luogo più cittadino. In quel periodo mia sorella si era appena lasciata con il fidanzato e anche lei sentiva il bisogno di cambiare aria, così ci siamo trasferiti insieme in una nuova casa. Selena è una mia grande fan in cucina, dote di cui beneficia lei stessa – sottolinea divertito – Di mio non avrei mai avuto il coraggio di provare a partecipare a Masterchef, è stata lei a darmi la spinta per affrontare questa sfida».

Con gli altri due novaresi che partecipano alla trasmissione, Antonio e Ilda, che rapporti hai instaurato? E a Daiana, che ha inventato la “cloche killer” che ti è costata l’esclusione, cosa vorresti dire?
«Con Antonio è nata sin da subito una bellissima amicizia e continuiamo a sentirci. Con Ilda, forse per differenza d’età, sono entrato meno in confidenza, ma è una grandissima persona per cui ho molto rispetto. In generale posso dire che con tutti i 21 partecipanti ho condiviso una bellissima esperienza, durante la quale sono nati dei bellissimi rapporti. Dall’esterno molti pensano che ci sia la guerra fra di noi e questo mi dispiace, perché in realtà non è così. Almeno io non l’ho percepita affatto. Prova ne sia che non vedo l’ora che sia il 7 agosto: quel giorno Daiana si sposerà e avrò l’onore di essere fra gli invitati al matrimonio. Non ce l’ho per niente con lei, anzi: so che non voleva colpire me con quella cloche, ha semplicemente giocato per la gara e ha fatto bene. Mi è spiaciuto molto che sui social sia stata attaccata per la mia esclusione».

Il ricordo più bello e il più brutto di questa avventura?
«Il più bello è senz’altro quello dell’esterna in cui sono stato capitano (nella foto in alto): la mia squadra ha lavorato benissimo quel giorno e ha messo il cuore nel piatto. Il ricordo più triste, invece, riguarda l’espulsione, ma non di per sé, piuttosto l’aver sperato che gli altri due che erano al mio fianco, a rischio uscita, avessero fatto peggio di me. L’ho realizzato solo dopo, ma è qualcosa che mi ha fatto sentire in colpa».

Il momento dell’uscita di scena

Cosa ti porti a casa e quali progetti per il futuro hai?
«Masterchef mi ha insegnato a cucinare in 30-40 minuti, cosa prima impensabile per me. Questa esperienza televisiva, per cui pensavo di non essere adatto, mi ha aperto un mondo. Il sogno più grande è, in futuro, avere un programma di cucina tutto mio. Sarebbe davvero fantastico, nel frattempo mi eserciterò sui miei canali social, su cui tutti possono continuare a seguirmi», conclude lasciando intendere che ha già più di qualcosa in mente. Un esempio? «Se dovessi proporre una rivisitazione di un super classico piemontese partirei dalla bagna caoda: è un piatto che si sta perdendo e ho delle idee, che svelerò sul mio canale Instagram». Non resta che seguirlo qui.

Foto Ufficio Stampa Masterchef
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