Operazione Back Door, nove patteggiamenti per il maxi giro di droga tra Novara e Galliate

Nove patteggiamenti, in tribunale, per l’operazione Back Door conclusa ad aprile dai carabinieri con 21 misure cautelari, operazione con cui i militari novaresi avevano sgominato un ramificata rete di spaccio gestiva da un gruppo attivo fra Novara, Galliate, e altre province in Lombardia e Liguria.

Nove degli indagati, fra cui alcune posizioni di spicco come i fornitori albanesi dei pusher novaresi, hanno concordato con la procura pene da 1 anno fino ad arrivare a 3 anni e mezzo di reclusione. Per altri cinque indagati, fra cui il cinquantenne S.P., residente nell’Ovest Ticino, figura principale dell’inchiesta, ritenuto capace di organizzare l’acquisto di ingenti quantità di droga da fornitori di alto livello, anche di origine straniera, e della successiva distribuzione sul territorio, il patteggiamento è stato respinto per questioni giuridiche, come la presenza di recidiva o l’impossibilità di riconoscere loro l’ipotesi attenuata prevista dalle norme sullo spaccio.

Un momento decisivo dell’indagine, sviluppatasi fra gennaio e luglio 2025, si è registrato a giugno dello scorso anno, quando il rientro da una trasferta nel Varesotto ha consentito ai militari di fermare due uomini e di individuare una base logistica del gruppo a Galliate. La successiva perquisizione ha portato al sequestro di circa 205 grammi di cocaina, 95 grammi di hashish, materiale per il confezionamento e 9.875 euro in contanti.

Proseguendo con gli accertamenti, anche grazie a intercettazioni, si è verificato come per la compravendita di partite di diversi chili sarebbero state impiegate varie tecniche per eludere i controlli, come l’utilizzo di utenze telefoniche intestate fittiziamente, applicazioni di messaggistica criptata e linguaggio in codice, con termini convenzionali come «latte» o «bianca» per la cocaina, «piastrelle» per l’hashish e «verde» per la marijuana, oltre all’uso di veicoli staffetta per il trasporto.

E nel monitorare l’attività del gruppo, i carabinieri hanno scoperto anche episodi di estorsione legate a forniture non pagate. In particolare, a fronte di debiti per importi superiori ai 120 mila euro, e in alcuni casi fino a 160 mila, uno dei principali fornitori avrebbe esercitato pesanti pressioni intimidatorie.

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