Omicidio Mazzotti, Latella ricorre in appello contro l’ergastolo: «Rispondo solo del sequestro»

Sono passati oltre cinquant’anni dal drammatico sequestro e non è finito tutto con la sentenza dello scorso 4 febbraio. La difesa di Demetrio Latella, 71 anni, detto Luciano, residente in provincia di Novara, ha infatti impugnato la condanna all’ergastolo inflitta dalla Corte d’Assise di Como per la mostre di Cristina Mazzotti, rapina a Eupilio (Como) il 30 giugno del 1975 e ritrovata morta il 1° settembre dello stesso anno a Galliate, dopo lunghi giorni trascorsi segregata in una buca scavata in un cascinale di Castelletto Ticino. Fu la prima donna italiana a morire nel periodo dei sequestri di ‘ndrangheta negli anni Settanta.

Il novarese, e con lui il coimputato Giuseppe Calabrò, detto u’ duttiricchiu, 74 anni, originario di San Luca (Reggio Calabria), torneranno in aula il 16 dicembre per il processo di secondo grado, davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

Secondo la difesa, Latella non poteva prevedere la morte dell’ostaggio, non avendo nulla a che fare con la banda di organizzatori, e quindi può essere a lui addebitato solo il sequestro di persona, reato ormai prescritto. Sul fatto che quella notte fosse presente non vi è alcun dubbio: a far riaprire il caso – già all’epoca furono condannate diverse persone fra organizzatori, carcerieri e collaboratori – un’impronta digitale trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento. Venne attribuita al novarese Latella solo nel 2008, grazie a moderni sistemi di comparazione di ciò che era repertato negli archivi della polizia di Stato. E Latella confessò: ammise di avere preso parte al rapimento.

Nell’atto di appello la difesa sostiene come non sia stato dimostrato in primo grado che Latella facesse parte dell’organizzazione che ha rapito Cristina Mazzotti. Anzi in nessun documento prodotto dall’accusa, relativo a quegli anni, il suo nome è collegato agli ideatori del sequestro. Non vi è alcun atto, non vi alcuna sentenza, che lo colleghi a Calabrò o agli alri autori principali del rapimento. Latella, e ciò si può desumere dal suo certificato penale, è diventato un criminale di alto livello successivamente, anni dopo il sequestro Mazzotti. Quindi, secondo il suo difensore, sono da rivedere le considerazioni espresse dall’Assise nelle motivazioni dell’ergastolo.

La parola passa ora ai giudici di Milano.

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata