VIDEO – Pfas, a Novara il primo impianto sperimentale italiano: rimozione delle sostanze al 99%

Una tecnologia che utilizza bolle d’aria per catturare i Pfas presenti nelle acque reflue e concentrarli in una schiuma, con un’efficacia di rimozione superiore al 99%. È la sperimentazione avviata da Acqua Novara Vco: la prima condotta in Italia su scala industriale con il sistema SAFF®40. Dopo una prima fase nell’impianto di Briga Novarese, da luglio il macchinario è in funzione nel depuratore di Novara, dove viene sottoposto per quattro mesi a condizioni più complesse. I risultati definitivi saranno presentati a novembre.

Il progetto, illustrato questa mattina all’impianto di depurazione di Generale, comporta un investimento di 400 mila euro per il noleggio e l’utilizzo dell’impianto nel corso della sperimentazione. L’obiettivo non è soltanto verificarne il funzionamento ordinario, ma raccogliere dati in contesti molto differenti e misurarne l’efficienza al variare del carico e della tipologia dei reflui.

«Abbiamo scelto Novara proprio perché rappresenta la condizione peggiore e più complessa nella quale mettere alla prova questa tecnologia – ha spiegato l’amministratore delegato di Acqua Novara Vco, Daniele Barbone –. L’impianto riceve non soltanto i reflui della rete fognaria, civili e industriali, ma anche percolati e rifiuti. Inoltre il sistema è entrato in funzione durante il caldo estivo, quindi è stato sottoposto a un vero stress test».

La prima fase, svolta per tre mesi a Briga Novarese – con l’impiego di 10 mila metri cubi di acqua e la risoluzione in 3 metri cubi di superconcentrato di Pfas – è servita a costruire una base di riferimento lavorando sui soli reflui della rete fognaria. A Novara, invece, vengono esaminati carichi molto più eterogenei. Il confronto tra i due siti dovrà produrre un insieme di dati utilizzabile in scenari civili, industriali e complessi.

Come vengono rimossi i Pfas con la schiuma

La tecnologia individuata da Acqua Novara Vco dopo una consultazione con gestori, istituzioni italiane e internazionali e quattro aziende fornitrici si chiama SAFF, acronimo di “Surface Active Foam Fractionation”. Il principio sfrutta una caratteristica comune alle migliaia di sostanze appartenenti alla famiglia dei Pfas: il legame tra carbonio e fluoro, che le rende estremamente persistenti nell’ambiente e le porta a concentrarsi sulla superficie delle bolle.

Nel macchinario viene immessa aria nell’acqua contaminata. Le bolle catturano le molecole di Pfas e le trasportano in superficie, dove si forma una schiuma che viene separata. Il procedimento viene ripetuto in tre fasi successive: dopo il primo frazionamento, la schiuma viene nuovamente trattata per aumentare di circa dieci volte la concentrazione delle sostanze; nell’ultimo passaggio si ottiene un iperconcentrato separato dall’acqua.

«Il sistema consente di rimuovere oltre il 99% dei Pfas a catena lunga, con risultati analoghi ottenibili anche su quelli a catena corta – ha aggiunto Barbone –. Il problema, però, è che queste sostanze non possono semplicemente essere trasferite da un punto all’altro: il concentrato finale viene portato in Francia per essere termodistrutto a 1.300 gradi. Al momento non esiste un’altra maniera per eliminarlo definitivamente».

La sperimentazione tecnologica rappresenta comunque soltanto una parte della strategia messa in campo dalla società. Il principio centrale resta quello della prevenzione: intercettare i Pfas il più vicino possibile alla fonte, prima che raggiungano la rete fognaria e gli impianti di depurazione, che non sono stati progettati per trattarli.

«Sono sostanze che, una volta entrate nell’acqua, possono rimanervi per centinaia di anni – ha sottolineato l’amministratore delegato –. Trattare piccoli volumi molto concentrati direttamente all’origine è più efficace e sostenibile che intervenire su enormi quantità d’acqua all’interno di un depuratore. Per questo si può affrontare il problema soltanto portandolo il più possibile a monte».

Oltre 4 mila controlli e Pfas nel 49% delle attività esaminate

Dal 2023 al 2025 Acqua Novara Vco ha effettuato complessivamente 4.162 controlli sulle acque destinate al consumo umano, sui reflui fognari e sugli scarichi industriali; altri 990 erano già stati eseguiti nel 2026 alla data del 25 agosto. L’indagine ha interessato progressivamente tutto il territorio gestito dalla società e una popolazione equivalente di 516.158 abitanti.

Nel 2025 sono stati prelevati 497 campioni sulle acque potabili in tutto il territorio; 509 campioni nei reflui di 21 depuratori e 212 campioni negli scarichi di 120 stabilimenti industriali. Complessivamente sono state esaminate circa 150 attività e nel 49% dei casi è stata rilevata la presenza di uno o più Pfas.

«È un dato che non ci aspettavamo in queste proporzioni – ha affermato Barbone –. Si tratta di sostanze utilizzate in moltissimi prodotti, non soltanto industriali ma anche di uso quotidiano: cosmetici, pentole, tessuti e materiali impermeabilizzanti. Le troviamo persino in cicli produttivi nei quali, sulla carta, non vengono impiegate materie prime contenenti Pfas».

La contaminazione può infatti essere introdotta da semilavorati che rientrano nel processo produttivo dopo lavorazioni esterne oppure da impurità presenti nelle materie prime in quantità inferiori alle soglie che ne renderebbero obbligatoria l’indicazione. Una volta confluite negli scarichi, tuttavia, queste sostanze possono essere individuate dalle analisi.

Per questo Acqua Novara Vco ha avviato gruppi di lavoro con aziende e associazioni di categoria, puntando a ricostruire i flussi e a elaborare veri e propri bilanci di massa. «Le imprese devono essere coinvolte e sensibilizzate, perché spesso sono anch’esse parte lesa di un sistema nel quale la contaminazione entra senza essere conosciuta», ha osservato Barbone.

Il Piemonte prima regione a fissare limiti agli scarichi

Il Piemonte è stata la prima regione italiana a introdurre limiti specifici per i Pfas negli scarichi in acque superficiali, attraverso la legge regionale 25 del 2021 e i successivi provvedimenti attuativi. Il correttivo approvato nel 2025 ha istituito un osservatorio tecnico-scientifico, previsto il coinvolgimento dei diversi portatori di interesse e ridefinito un’applicazione graduale dei limiti.

Le scadenze sono differenziate a seconda delle sostanze: alcuni valori sono già entrati in vigore, mentre ulteriori riduzioni sono previste nel luglio del 2027 e del 2028. Acqua Novara Vco ha partecipato ai tavoli regionali e nazionali che hanno accompagnato l’evoluzione della normativa. Il prossimo 21 settembre l’Osservatorio regionale sui Pfas si riunirà proprio a Novara.

«Il percorso era stato avviato anche in consiglio comunale, in seguito a un’interrogazione del Partito democratico che aveva richiamato l’attenzione sul tema – ha ricordato l’assessora comunale all’Ambiente Elisabetta Franzoni –. La risposta oggi è rappresentata dal lavoro che si sta facendo: una procedura che risponde alle esigenze e alla tutela di tutti i cittadini».

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore