Cambiare la narrazione sugli adolescenti: non più un elemento di disturbo o un problema da arginare, ma una fonte inesauribile di energia che, se ben canalizzata, può determinare un vero cambiamento per l’intera città. È questa l’ambizione alla base di “Desteenazioni – Desideri in azione”, il maxi-progetto presentato oggi allo spazio Nòva, che porterà sul territorio 3 milioni di euro in tre anni da fondi europei FSE e FESR veicolati tramite il bando ministeriale PNE Inclusione.
Da dove nasce il nome (e il progetto)
Il progetto nasce da un solido partenariato speciale pubblico-privato che vede il comune di Novara in co-progettazione con quattro realtà del terzo settore: SerMais, Orientamente, nòva ed Elios. Come spiegato da Monica Ruffato (tutor tematico regionale e riferimento del ministero), il nome del progetto «è stato scelto direttamente dai ragazzi dello Youth Advisor Board. Alla domanda su cosa avessero bisogno, i giovani hanno risposto chiedendo spazi di aggregazione e di pensiero dove incontrarsi liberamente, immaginare e realizzare». Un protagonismo reale, confermato da Davide Ricordi e Rossella Grandi di OrientaMente, che hanno sottolineato come «il percorso si inserisce nel più ampio “Patto della comunità educante”, con l’obiettivo di dare voce ai ragazzi attraverso tavoli di lavoro dedicati e partecipati da diverse realtà del territorio».
Le sette linee di azione
Antonella Gallicchio, coordinatrice strategica ed educatrice del comune, ha illustrato nel dettaglio come si articolerà il progetto per impattare concretamente sulla comunità attraverso sette precise direttrici. La governance partecipata rappresenta il cuore dell’iniziativa: i ragazzi non saranno solo beneficiari, ma siederanno nei comitati decisionali per proporre direttamente idee e soluzioni. L’educativa di strada e l’aggregazione porteranno invece gli educatori a scendere in strada per intercettare i giovani. Questa azione “fuori” si mixerà con il “dentro” (lo spazio Nòva) e con le scuole, grazie al progetto Get Up, che metterà fondi a disposizione degli studenti per realizzare progetti utili alla collettività.
Centrale sarà anche la prevenzione dell’abbandono scolastico, con percorsi personalizzati pensati per far rientrare a scuola i ragazzi o avviarli al mondo del lavoro, contrastando così i dati della città di Novara che restituiscono un fenomeno in crescita. Parallelamente, si lavorerà sul sostegno alle famiglie, per fornire un supporto non solo ai giovani ma anche ai genitori, e sul benessere psicologico, creando spazi di ascolto sicuri e strutturati.
Non mancheranno i tirocini di inclusione sociale, che offriranno esperienze lavorative vere (anche retribuite) grazie alla collaborazione con imprenditori locali, evitando che i laboratori restino fini a se stessi. Infine, una quota importante riguarderà l’allestimento degli spazi, con lavori strutturali mirati a migliorare e rendere ancora più funzionale l’ex caserma.
La visione dell’amministrazione: «Un luogo iconico»
«Questo progetto ha occupato molti di noi, incrocia il sociale e l’istruzione per creare uno spazio multi-esperienziale» ha sottolineato l’assessore alle Politiche Sociali Teresa Armienti, rimarcando il compito delle istituzioni di ibridare le competenze. Un concetto ribadito dall’assessore all’Istruzione Giulia Negri: «L’adolescenza oggi inizia prima, già alle scuole medie le dinamiche sono complicate. Esserci come istituzioni, insieme a famiglie e docenti, è un nostro dovere».
A tracciare la rotta futura è stato il sindaco Alessandro Canelli, che ha ricordato le origini del progetto nel 2015 e la scommessa vinta della collaborazione col privato sociale: «La sfida ora è che questo posto diventi cool e iconico. Questa è un’azione preventiva contro la povertà educativa e la devianza. E non ci fermeremo qui». Il primo cittadino ha infatti ricordato la strategia globale sull’ex caserma Passalacqua, che punta a intercettare ulteriori fondi per trasformare l’area portandovi in futuro anche la biblioteca, un auditorium musicale e uffici pubblici.







