«Un riconoscimento per un dolore rimasto troppo a lungo nel silenzio». Con queste parole il sindaco Alessandro Canelli ha definito il senso profondo del Giorno del Ricordo, celebrato questa mattina a Novara al Villaggio Dalmazia. Una cerimonia solenne, scandita dalle note del “silenzio” e dalla deposizione delle corone d’alloro, che ha visto la partecipazione delle autorità civili, militari e delle associazioni combattentistiche.
L’annuncio: un museo del Ricordo
Il primo cittadino ha colto l’occasione per lanciare un progetto importante per la città e per la comunità degli esuli: «Con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia stiamo pensando a un luogo dove creare un museo della memoria e del ricordo. Potrebbe sorgere negli spazi dell’ex quartiere Sud dove sta nascendo un nuovo asilo nido». Un modo concreto per mantenere viva una storia che, ha sottolineato Canelli, «non deve portare divisioni ideologiche ma raccontare un periodo drammatico che è memoria italiana a tutti gli effetti».
Per la Provincia a intervenire è stato il vicepresidente Andrea Crivelli che ha ricordato come «quando veniamo al Villaggio vediamo che quella che qui ha vissuto é una comunità che ha saputo conservarsi come tale dopo aver visito pagina tragica della storia nazionale». Dopo di lui l’ex deputato di AN e figura storica della destra novarese Gianni Mancuso, per l’occasione in veste di presidente dell’associazione Andromeda, ha ricordato come l’esodo di 350mila italiani sia stato frutto di un disegno preciso di «pulizia etnica e ideologica» aggiungendo che «oggi si può e si deve lavorare insieme alla Croazia democratica».
Il “caso” del patrocinio: la difesa della Provincia
A margine della cerimonia, però, l’attenzione politica è tornata inevitabilmente sulle polemiche legate al corteo di domenica scorsa proprio al Villaggio Dalmazia, organizzato dal Comitato 10 Febbraio con il patrocinio della Provincia. A rispondere alle critiche è stato il vicepresidente Andrea Crivelli, che non si è sottratto al confronto: «Il patrocinio è stato concesso a un comitato formalmente costituito, indipendentemente dalle sensibilità dei singoli aderenti al comitato nella loro vita privata. L’avremmo fatto con qualunque altra associazione». Una difesa tecnica che mira a scindere l’atto amministrativo dalle appartenenze politiche degli organizzatori, respingendo l’accusa di aver “strizzato l’occhio” all’estrema destra.
Il ricordo degli esuli
La mattinata si è chiusa con le parole di Flavio Lenaz, presidente provinciale dell’ANVGD, che ha ricordato il dramma di chi si è sentito «esule nella propria stessa patria». «Senza memoria non c’è giustizia e senza giustizia non c’è pace», ha concluso Lenaz, ribadendo il valore del dialogo come unico antidoto alle tragedie della storia.













