Secondo gli investigatori, l’uomo faceva parte del «livello superiore», quello dislocato in Calabria: «E’ trattato da tutti gli altri indagati con grandissima deferenza». Era considerato vicino a quel gruppo di calabresi che, avendo fiutato i lucrosi guadagni nascosti dentro le ecoballe, avevano scelto di puntare in maniera decisa su questo business, e di entrarci a gamba tesa anche col sostegno della ‘ndrangheta.
Le intercettazioni telefoniche avevano confermato il traffico illegale di rifiuti fra Piemonte, Lombardia e Veneto e in particolare i suoi contatti con una società avente sede a Caltignaga, e con una discarica a Ossona, in provincia di Milano. Questo il motivo per cui A.N., imprenditore di 71 anni noto alle forze dell’ordine, è stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione oltre alle pene accessorie, pena concordata in Corte d’Appello e sostituita con la detenzione domiciliare. Inutile il tentativo della difesa di ricorrere in Cassazione sostenendo la prescrizione dei reati. Contro di lui erano parti civili la provincia di Novara e il comune di Ossona.
L’indagine, conclusa nel maggio del 2020 dalla Dda di Torino nel Nord Ovest (9 arresti e 23 indagati), era partita nel marzo 2018 dal monitoraggio di alcuni incendi ai danni di impianti lombardi formalmente autorizzati alla gestione di rifiuti. Il gruppo cui apparteneva l’imputato – altri accusati erano usciti di scena con riti alternativi, e fra loro anche due imprenditori di Gargallo e Pisano – oltre ad avere contatti con la società di Caltignaga, esercitava una sorta di controllo sui rifiuti che transitavano con finalità di recupero, in difformità alle autorizzazioni rilasciate, verso l’impianto di Caltignaga, per poi essere dirottati in discariche abusive con meccanismi di truffa come il «giro bolla» o il «trasbordo», ovvero l’immissione nel circuito illegale grazie a un falso codice che li presentava come ancora recuperabili, mentre in realtà non lo erano.
Con questi meccanismi di truffa, avevano stimato i carabinieri, erano stati movimentati oltre 23 mila tonnellate di rifiuti, un quantitativo che per essere spostato da un sito all’altro avrebbe richiesto l’utilizzo di 1.000 camion.







