Ossa umane trovate al Ticino di Trecate: ergastolo al figlio di una pensionata 89enne

Così ritiene la Corte d’Assise di Novara che questa mattina (lunedì 19), dopo due ore di camera di consiglio

Ha ucciso la madre, abbandonando il corpo in riva al Ticino, per intascare i soldi della pensione e dell’accompagnamento. Così ritiene la Corte d’Assise di Novara che questa mattina (lunedì 19), dopo due ore di camera di consiglio, ha condannato all’ergastolo Stefano Garini, sessantunenne ex agente immobiliare di Milano, per l’omicidio di Liliana Agnani, ottantanovenne con problemi di salute. Fra le imputazioni anche quella di truffa ai danni dello Stato e del Comune di Milano, autoriciclaggio e falso.

Accolta la ricostruzione proposta dalla procura di Novara. Non c’è un cadavere, ma soltanto delle ossa, e non ci sono testimoni oculari del fatto. E nemmeno una confessione. Ci sono però indizi, secondo il pm gravi, precisi e concordanti, che portano a dire come Garini abbia commesso il delitto. La Corte ha condiviso quelle prove. Si tratta di un delitto che, in base alle indagini effettuate dai carabinieri, è stato commesso il 18 maggio del 2022; le ossa erano state notate da un passante diversi mesi dopo, a ottobre, quando erano state allertate le forze dell’ordine ed erano partiti gli accertamenti. Determinante, per identificare la vittima, una placca messa alla colonna vertebrale durante un intervento chirurgico, in cui c’era il numero di serie.

Il pm Palo Verri aveva parlato della personalità narcisistica del figlio dell’anziana, attaccato al denaro e al tempo stesso con molti problemi economici, mettendo in evidenza come movente dei fatti debbano essere ricercati proprio in questi problemi, oltre al fatto che l’anziana rappresentava un problema nella relazione fra Garini e la fidanzata torinese. Per la procura non era verosimile che l’uomo, la sera dei fatti, sia andato – come lui sostiene – a fare una gita nella valle del Ticino, in un luogo impervio, malfrequentato, difficile da raggiungere, pieno di sentieri e boscaglia. Tutto questo tenendo presente che la vittima, 89enne, aveva diversi problemi di salute e non era in grado di deambulare, spostandosi su una sedia a rotelle. Di diverso avviso i due legali dell’imputato, gli avvocati Claudio Strata e Natalie Ronca: avevano chiesto l’assoluzione da tutte le accuse fatta salva la truffa, avendo effettivamente Garini omesso di comunicare la morte della madre agli enti erogatori delle pensioni. Avevano anche messo in evidenza come il loro assistito fosse stato definito da tutti una persona perbene, mite, sempre pronta ad aiutare il prossimo.

Della madre si era preso cura per anni, quotidianamente. Dunque un delitto che, secondo la difesa, non aveva senso di esistere, dal momento che Garini aveva solo vantaggi dall’esistenza in vita della donna, e primo fra tutti la sua grande preoccupazione: la casa. Quella della donna, un alloggio popolare in affitto, era stata assegnata alla sua famiglia da decenni. E lui contava di poter subentrare in futuro.

Dopo la lettura delle motivazioni, i legali proporranno appello.

Nel corso del processo l’imputato aveva detto che la madre era morta improvvisamente durante una passeggiata a Trecate e che lui, confuso e in preda al panico, se ne era andato senza riuscire a soccorrerla e senza poter chiedere aiuto. Quando era tornato a cercarla, il corpo non c’era più. 

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