La guerra, una grande lavoratrice

Una ragione per leggere questa poesia è il fatto che offre sulla guerra uno sguardo straniante che ne svela, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’assurdità, e insieme la consapevolezza che l’uomo, da tempo, innesca processi che sfuggono alle sue previsioni e al suo controllo.

Dunya Mikhail, una poetessa irachena fuggita da Baghdad per sottrarsi alla dittatura e alla censura, costruisce il testo con un lungo elenco di verbi che mostrano gli effetti della guerra sia per chi ne è vittima sia per chi ne è artefice e ne trae vantaggio.

Il riferimento più amaro è che la distruzione mortale determinata dai conflitti avviene senza che sia possibile scorgere un qualunque fattore che ne decreti la fine.

La guerra lavora molto

La guerra

com’è

seria

attiva

e abile!

Sin dal mattino

sveglia le sirene

invia ovunque ambulanze

scaglia corpi nell’aria

passa barelle ai feriti

richiama la pioggia dagli occhi delle madri

scava nel terreno

dissotterra molte cose dalle macerie

alcune luccicanti e senza vita

altre pallide e ancora vibranti.

Suscita più interrogativi

nelle menti dei bambini.

Intrattiene gli dei lanciando

missili e proiettili in cielo.

Pianta mine nei campi

semina buche e vuoti d’aria

sollecita le famiglie a emigrare

affianca i sacerdoti

quando maledicono il diavolo

(disgraziato, la sua mano è ancora infuocata. Brucia.)

La guerra è inarrestabile, giorno e notte.

Ispira i lunghi discorsi dei tiranni

conferisce medaglie ai generali

e argomenti ai poeti.

Contribuisce all’industria di arti artificiali

fornisce cibo alle mosche

aggiunge pagine ai libri di storia

mette sullo stesso piano vittima e assassino.

Insegna agli innamorati come si scrivono le lettere

insegna alle ragazze ad aspettare

riempie i giornali di storie e fotografie

fa rullare ogni anno i tamburi per festeggiare

costruisce nuove case per gli orfani

tiene occupati i costruttori di bare

dà pacche sulle spalle ai becchini

sorride davanti al capo.

La guerra lavora molto

non ha simili

ma nessuno la loda.

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