Il ricordo di chi era studente il 25 Aprile 1945

Quest’oggi, in data Mercoledì 29 Aprile, contiamo il 53esimo giorno di quarantena. Qualcuno magari è fermo a casa da più giorni, ma siamo tutti in prossimità dei due mesi di quarantena. I giorni sembrano scorrere lenti ed inesorabili e la scorsa settimana si è conclusa con un week-end molto intenso: se Domenica 26 eravamo tutti riuniti davanti alla televisione, o sui social, per seguire il discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Sabato 25 sono state molte le iniziative che sul web hanno celebrato la Festa della Liberazione.

Anche Radio 6023 si è fatta promotrice del messaggio di unità e di ricordo del 25 Aprile attraverso la maratona del format LE VOCI DELLA MEMORIA: un progetto, composto da 10 episodi, dedicato al racconto del progetto Promemoria_Auschwitz che lo scorso gennaio ha portato alcuni studenti dell’Università del Piemonte nei luoghi in cui si è lottato e RESISTITO contro i regimi fascisti e nazisti. Le 10 puntate, realizzate dal nostro collega Benjamin Cucchi, hanno raccolto le impressione e sensazioni degli studenti che giorno dopo giorno visitavano i campi di concentramento e si immergevano nelle storie di chi ha perso la propria libertà e, in molti casi, anche la vita. Le voci di questi ragazzi si sono mescolate ai numerosi messaggi che sui social i numerosi giovani del nostro territorio hanno speso per omaggiare la memoria di chi ha lottato duramente per garantirci la libertà che oggi possediamo.

Molti di coloro che hanno RESISTITO vincendo quella guerra erano anche giovani studenti universitari. Un esempio è la figura di Maria Giulia Cardini, nata il 20 Giugno del 1921 a Orta. Di lei ne parla Rossella Pace nel libro Partigiane Liberali, nel quale si sottolinea l’importanza della carriera universitaria di Maria Giulia: “Ho iniziato l’Università al Politecnico, dove ho incontrato diversi compagni di corso antifascisti che, dopo l’8 Settembre 1943, al momento della chiamata alle armi, sono entrati a far parte attiva della Resistenza. E questa, anche a me, è sembrata la scelta più naturale, così avrei potuto dare loro una mano.”

Come riportato nelle righe successive, il suo status di studentessa fuorisede a Torino le permise per qualche tempo di svolgere una funzione di raccordo tra il Comando militare di Torino e il CLN di Novara e Omegna.

La tanto attesa laurea arriverà a guerra finita nel 1947: diventata dottoressa in Fisica, ha svolto per 40 anni la professione di insegnante, trasmettendo le sue conoscenze ed ideali agli studenti, e tenendo anche lezioni di Astrofisica presso l’Università della Terza Età a Novara. La figura di Maria Giulia Cardini mostra come fosse importante e fondamentale l’associazionismo all’interno delle Università italiane anche in passato: l’unione tra studenti universitari fu fondamentale per il successo della Resistenza e per lo sviluppo culturale del paese nel Dopoguerra.

C’è chi, invece, nel territorio novarese trovò la morte, salvando con le proprie gesta la patria: sto parlando dei fratelli Alfredo e Antonio di Dio.  Alfredo, tenente del 1° reggimento di carristi a Vercelli, il giorno dell’armistizio, tentò di opporsi ai tedeschi e costituì una delle prime bande partigiane in Val Strona. A Cavaglio d’Agogna venne raggiunto dal fratello Antonio, militare presso l’Accademia di Modena. Difensori della Repubblica partigiana dell’Ossola, trovarono entrambi la morte nel 1944.u

I due fratelli erano entrambi iscritti all’Università: Alfredo a Pavia e Antonio a Parma. Dopo la loro morte vennerro insigniti dalle rispettive Università di una laurea ad honorem, che celebra non soltanto la loro memoria, ma lo sforzo che i due fratelli hanno realizzato partecipando alla Resistenza, dovendo rinunciare agli studi a causa della guerra. E i due fratelli non sono gli unici casi di eroi di guerra premiati con la laurea post-mortem. Infatti, quest’anno l’Università degli Studi di Bologna si è attivata per consegnare una laurea ad honorem a tutti coloro che erano studenti durante la Seconda Guerra Mondiale e che sono periti a causa di essa.

L’istruzione fu uno dei motori trainanti dell’Italia del Secondo Dopoguerra e se lo fu, il merito è da dare a tutti coloro che si impegnarono negli anni precedenti a studiare per garantirsi un futuro migliore. C’è chi riuscì a laurearsi dopo la guerra e chi ottenne tale riconoscimento soltanto dopo la morte, ma una cosa rimane certa: ieri come oggi l’Università può essere il motore dove giovani ragazze e ragazzi si possono incontrare, muovere insieme le proprie coscienze e agire uniti per costruire insieme un futuro migliore. E direi che adesso, nel pieno di una crisi epocale per la nostra generazione, è il momento di continuare a credere nel nostro studio, nelle nostre passioni, senza mollare mai. Guardandosi indietro, a volte, ma soltanto per farsi dare coraggio da chi, nei momenti bui, ce l’ha fatta.

Davide Farinetti, Radio 6023

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