Un viaggio dentro la vita come fosse una partitura, una sinfonia di armonie e dissonanze, di slanci e silenzi. Questa sera, giovedì 19 febbraio, alle 21 al Teatro Faraggiana arriva “Sinfonia Fantastica. Le Età della Vita”, il nuovo lavoro di Lucilla Giagnoni, scritto e interpretato dall’artista torinese, con la collaborazione ai testi di Maria Rosa Pantè, le musiche di Paolo Pizzimenti, luci e immagini di Massimo Violato e l’assistenza alla regia di Laura Vanini, Daniela Falconi e Christian Pascolutti.
«Sono entrata in quella parte della vita che alcune culture orientali, in particolare quella induista, chiamano “l’età della foresta”». Così Giagnoni definisce il tempo che sta attraversando: una stagione di ritiro e insieme di immersione più profonda nel mondo, di silenzio e di essenza, di confronto con la verità nuda di ciò che conta davvero.
In un’epoca segnata – come lei stessa sottolinea – da pulsioni collettive di distruzione e morte, ricordare che il nostro tempo sulla Terra è limitato e prezioso diventa un atto necessario. Da questa consapevolezza nasce “Sinfonia Fantastica”, primo di due passi che l’artista sente di dover ancora compiere nel suo percorso creativo.
Guardando indietro, Giagnoni rilegge i suoi spettacoli come tappe esistenziali: “Vergine madre”, quando era madre di una figlia piccola e cercava la propria voce; “Big Bang”, esplorazione delle radici del desiderio; “Apocalisse”, confronto con il dolore che ogni famiglia attraversa; “Ecce homo”, riflessione sulla libertà dei figli; “Furiosa mente”, battaglia interiore; “Magnificat”, risveglio di un’energia femminile capace di ricomporre i conflitti; “Anima mundi”, intuizione profonda della connessione tra tutte le cose.
Tre trilogie: due compiute – della Spiritualità e dell’Umanità – e una, quella della Generatività, ancora da completare. “Sinfonia Fantastica” si inserisce proprio in questo ultimo percorso, come racconto dello “spettacolare concerto di armonie che è la Vita”.
La metafora musicale attraversa l’intero spettacolo: la vita è una partitura complessa, misteriosa e insieme spudorata, un’energia che ci anima e ci supera, la cui origine resta ancora indecifrabile. È un prato in cui ogni filo d’erba ha la sua nota – armonica o disarmonica – ma senza quel filo d’erba il prato non sarebbe lo stesso.
L’unità, suggerisce Giagnoni, è più ricca della somma delle singole parti. È una visione che intreccia poesia, teatro, scienza e mistica, e che si fa racconto personale ma anche collettivo. Chi è entrato, come lei, nell’“età della foresta” potrà riconoscersi in questa narrazione; chi attraversa altre stagioni della vita potrà farne tesoro per viverle con maggiore intensità.
E poi c’è un accenno al futuro: un ultimo lavoro, che dalla Vita porterà altrove. Nessun anticipo, solo una promessa: «in ogni caso, ci sarà da ridere».
Al Faraggiana, dunque, un appuntamento che si annuncia come una meditazione teatrale intensa e luminosa sul tempo che ci è dato, sulle relazioni che ci compongono e sulla responsabilità di dare senso alla nostra presenza nel mondo.







