Radici Chimica, i sindacati alla Camera: «Prima il piano industriale, poi si discute degli esuberi»

«Non vogliamo partire da quanti lavoratori usciranno, ma da quanti ne serviranno per realizzare il piano industriale». È la richiesta portata questa mattina, 29 settembre, dai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl alla commissione Attività produttive della Camera sulla crisi che sta investendo Radici Chimica. L’azienda non era presente all’audizione, presieduta da Alberto Gusmeroli, deputato e sindaco di Arona.

Il confronto parlamentare arriva dopo l’audizione del 23 settembre, quando davanti alla stessa commissione era intervenuto Angelo Rodolfi, amministratore unico della società. Da maggio lo stabilimento novarese è passato sotto il controllo del fondo statunitense Lone Star. Sul tavolo c’è il futuro occupazionale del sito, ma per i sindacati la discussione sugli esuberi non può precedere quella sulle attività che la proprietà intende mantenere a Novara.

«Il punto chiave è capire non ciò che viene chiuso, ma soprattutto ciò che verrà mantenuto, sviluppato e finanziato – ha affermato Christian Bertuletti di Cgil –. Vorremmo sapere qual è l’organico di cui avranno bisogno per rilanciare il sito e con quali professionalità. Quante persone rimarranno effettivamente, non quante ne lasceranno a casa». Le domande riguardano anche «quante linee e quanti prodotti verranno mantenuti, quali volumi e investimenti sono previsti e quanto capitale verrà destinato allo sviluppo di Novara».

La posizione del sindacato segna un irrigidimento rispetto ai segnali di apertura emersi al tavolo dell’8 settembre, quando era stata condivisa la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per sostenere formazione e ricollocazioni e limitare le uscite. Quella strada resta percorribile, ha spiegato Bertuletti, ma solo se inserita in un progetto industriale credibile. «Se il piano industriale è credibile, lavoreremo al piano di salvaguardia. Ma senza piano industriale non siamo disposti ad andare avanti e ad avallare nulla».

Per la Cgil, discutere oggi soltanto di quante persone possano lasciare lo stabilimento significa affrontare la crisi dal punto sbagliato. «Bisogna ribaltare la visione dell’azienda, che si concentra su chi deve uscire e su quanti bisogna salvarne, senza collegare questi numeri al piano futuro di tenuta occupazionale e di rilancio». Bertuletti ha aggiunto che il sindacato è disponibile a valutare percorsi di riqualificazione e, in presenza di un piano credibile, accordi di uscita legati ai pensionamenti. Ha però richiamato il rischio che alcuni lavoratori lascino l’azienda senza riuscire né a ricollocarsi né ad andare in pensione.

Il tempo del confronto, intanto, si restringe. «Siamo in stato di agitazione e, se l’azienda non ci darà le risposte che vogliamo sul futuro e sul piano industriale, arriveremo agli scioperi», ha avvertito Bertuletti. «Il buon senso con il quale abbiamo seguito dall’inizio questa ristrutturazione aziendale sta vacillando, perché a oggi Rodolfi ci ha presentato il piano di salvaguardia, ma non il piano industriale».

All’audizione è intervenuta anche la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che ha riconosciuto l’atteggiamento responsabile dei sindacati e giudicato meno convincente quello del fondo: sul futuro dello stabilimento, ha osservato, manca ancora una certezza, mentre le indicazioni sul piano sociale non bastano in assenza di un piano industriale.

La vertenza è stata affrontata oggi anche al Senato, in una riunione informale tra il senatore Gaetano Nastri e rappresentanti di Uiltec e Femca, alla quale ha partecipato il presidente della commissione Lavoro Franco Zaffini. Nastri ha riferito di aver parlato con il ministro delle Imprese Adolfo Urso e di aver raccolto la disponibilità del ministero a sostenere «una soluzione industriale e occupazionale» nell’ambito del tavolo nazionale già attivo presso il ministero del Lavoro. Ha inoltre riferito della disponibilità della Regione Piemonte ad attivare strumenti per la ricollocazione dei lavoratori.

Anche per Nastri la gestione degli esuberi deve essere accompagnata da una prospettiva per lo stabilimento: «Non è possibile chiedere sacrifici ai lavoratori senza presentare contestualmente una prospettiva industriale credibile e verificabile». Secondo i numeri riportati dal senatore, le posizioni inizialmente individuate dall’azienda come eccedenti erano 140 su 288 dipendenti, scese a 136 dopo quattro dimissioni.

I prossimi passaggi della vertenza sono fissati per il 12 ottobre, con un incontro con l’azienda, e il 14 ottobre, con un tavolo che coinvolgerà anche il ministero. In quelle sedi i sindacati attendono risposte sulle produzioni, sugli investimenti e sull’occupazione futura a Novara.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore