“Permettersi la sostenibilità. Come governare il cambiamento” è il nuovo libro di Deborah Zani conla giornalista de IlSole24Ore Maria Chiara Voci, pubblicato da Interlinea in un volume bilingue (italiano/inglese). Un saggio che affronta la sostenibilità nella governance aziendale mettendo al centro un punto spesso rimosso dal dibattito: non basta “fare ESG” per dovere, serve trasformare quei criteri in scelte strategiche capaci di generare valore e resilienza.
Il libro parte da un paradosso molto italiano: il 72% delle famiglie non vuole o non può scegliere prodotti sostenibili (Osservatorio Shopper Marketing for Conscious Shopping, 2024). Da qui l’idea che la sostenibilità non sia soltanto un compito delle imprese, ma anche una responsabilità sociale e formativa che coinvolge istituzioni, scuola e università, per costruire consapevolezza collettiva e cittadini in grado di comprenderne il valore.
«La duplicità del “permettersi” riflette esattamente il paradosso che molte imprese vivono quotidianamente – ha spiega Deborah Zani -. La sostenibilità non è un lusso, è una necessità per tutti. Chi impara a governarla scopre di potersela permettere perché è la chiave della propria resilienza nel lungo periodo».
Dal reporting alla trasformazione
Il saggio è il proseguimento del percorso avviato dall’autrice con Sostenibilità e profitto (Mondadori, 2021), ma mira a compiere un passo ulteriore: rendere la sostenibilità concreta, efficace e duratura. Pur muovendosi dentro un contesto in cui i criteri ESG sono al centro del dibattito normativo e imprenditoriale, il volume prova ad andare oltre compliance e rendicontazione, proponendo la sostenibilità come percorso di trasformazione che richiede visione, competenza e governance integrata.
Su questo punto interviene anche l’editore Roberto Cicala, che ha sottolineato l’ambizione del progetto: «È un libro che dice cose che altri non sono riusciti a dire». Non solo nei contenuti, ma anche nelle scelte editoriali: «Abbiamo lavorato su una carta sostenibile e su un’idea di libro che dialoga con altri linguaggi: ogni intervista ha un QR code che rimanda a contenuti fruibili anche su Spotify».
La struttura: driver del cambiamento e 14 voci
Il volume si apre con una presentazione del CEO Deloitte Italy e Central Mediterranean Fabio Pompei. Nella prima parte analizza l’evoluzione del quadro normativo europeo e nazionale e individua cinque driver che spingono le organizzazioni verso la sostenibilità: il mercato (consumatori e investitori più attenti), i valori aziendali, la leadership come “compasso morale”, l’imposizione normativa e la pressione competitiva con il suo effetto domino tra settori.
La seconda parte è più concreta e corale, con 14 interviste inedite a figure di spicco del panorama imprenditoriale, accademico e istituzionale: Albiera Antinori, Paolo Barilla, Mario Burrascano, Massimo Davi, Luigi Di Marco (ASviS), Christoph Engl, Fiorenzo Galli, Riccardo Illy, Ernesto Lanzillo (Deloitte), Francesco Lollobrigida, Luca Mercalli, Francesco Mutti, Sebastiano Renna (SEA Milan Airports), Donatella Sciuto.
Robiglio: «Basta greenwashing. La sostenibilità può essere un volano»
Tra le dichiarazioni, Carlo Robiglio ha messo in guardia dall’uso improprio del tema: «Oggi si parla di sostenibilità, ma spesso viene applicata in modo improprio nelle imprese: greenwashing, adeguamenti al legislatore che nella realtà dei fatti sono solo documenti. Questo libro invece svela dei temi».
E ha insistito sul nodo culturale: «La sostenibilità viene percepita come un costo, senza vedere i vantaggi. Invece il tema può diventare un volano per l’impresa. Il vero fattore di cambiamento è l’imprenditore». Un passaggio chiave riguarda le realtà più piccole: «Molti pensano che non sia alla nostra portata. Invece è alla portata delle PMI, ma serve un cambiamento basato su un’informazione adeguata».
Zani: «È un processo continuo e una corresponsabilità tra pubblico e privato»
Zani richiama la pressione normativa, ma lega tutto alla dimensione più concreta: costi e competenze. «Come possono imprese e istituzioni occuparsi di un tema soggetto a pressione normativa ma anche legato ai costi?», si è chiesta l’autrice, ricordando anche la distanza tra attese e comportamenti: il consumatore dichiara di volere sostenibilità, ma poi spesso acquista diversamente.
Per Zani il cambiamento non può essere delegato: «Non deve essere governato solo dal governo: è una corresponsabilità tra pubblico e privato». E soprattutto non è un traguardo: «Non è un obiettivo da raggiungere, è un processo graduale e continuo: non c’è un punto di arrivo, si procede anche a piccoli passi». Un processo che è insieme obbligo e coscienza: «È un obbligo normativo e morale: siamo responsabili di diseguaglianza sociale e ambiente».
Il focus sul Novarese: buona base, ora la sfida è la filiera
Sul territorio novarese, Robiglio ha descritto un quadro complessivamente positivo: «Realtà positiva rispetto al panorama nazionale, con attenzione alla sostenibilità da parte di imprese medio-grandi». La vera sfida, però, è estendere i processi: «C’è attenzione verso la filiera di micro-imprese. Sta diventando un tema trasferire questi processi su tutta la filiera, perché il prodotto finale sia inattaccabile».







