Un silenzio denso, rotto solo dai passi e dai singhiozzi, ha accompagnato nel pomeriggio di oggi, venerdì 2 gennaio, l’ultimo saluto a Dario Cipullo, il 16enne trovato senza vita lo scorso 20 dicembre nelle acque del canale Cavour. La funzione è stata celebrata nell’abbazia di San Nazzaro della Costa, gremita in ogni ordine di posti: centinaia le persone presenti, molte delle quali rimaste all’esterno, sul piazzale, impossibilitate a entrare.
La celebrazione è stata presieduta da don Brunello Floriani, vicario episcopale della diocesi di Novara, insieme a fra Marco Costa, priore dei frati di San Nazzaro, e a don Giorgio Malvestio, parroco di Santa Rita, quartiere in cui vive la famiglia di Dario.
Accanto ai familiari, una comunità intera: i compagni di scuola, gli amici di sempre con il volto di Dario stampato sulle magliette, e soprattutto la squadra degli Amatori Rugby Novara, sport che Dario amava e praticava con passione. Alcuni dei suoi compagni hanno portato a spalla il feretro, in un gesto silenzioso e composto che ha commosso l’abbazia. Presenti, in forma privata, anche il sindaco Alessandro Canelli e il presidente del consiglio comunale Edoardo Brustia.
Le parole di don Floriani: la “follia” e la speranza
Nell’omelia, don Floriani ha accompagnato gli interventi di amici e familiari attraverso una lunga riflessione affidata alla metafora della “follia”. Ha parlato di una follia crudele, quella che irrompe quando la morte arriva all’improvviso, senza colpe e senza spiegazioni: «Non è colpa di nessuno – ha detto – ma non possiamo perdere la speranza». Accanto a questa, ha ricordato anche la follia insensata, quella di chi, pur avendo ricevuto cose belle, sogni e potenzialità, finisce per disperderle.
Un richiamo, soprattutto ai più giovani, a non sprecare i propri doni, a non lasciarsi travolgere dallo “strafare”, dall’alcol o dalla droga, ma a custodire ciò che conta davvero: le relazioni, lo stare insieme, il parlare e l’ascoltarsi.
Il ricordo di Dario, ha aggiunto, deve diventare un seme che resta nel tempo, capace di generare qualcosa di buono per gli altri, per la città, per la comunità.
Don Floriani ha citato anche il discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella, invitando i ragazzi a guardare con fiducia al proprio futuro e a condividerlo con gli amici. E ha richiamato infine la follia sublime, quella di san Francesco: vivere per gli altri. Un riferimento che si è intrecciato allo sport: «Il rugby – ha detto – insegna attenzione all’altro. C’è una regola: non si passa la palla in avanti, ma indietro. La società ci spinge a guardare chi è davanti, ma la meta bella della vita si raggiunge solo se impariamo a guardare anche chi resta indietro».
Le voci della famiglia e degli amici
Commovente l’intervento dello zio di Dario, che lo ha ricordato come un ragazzo sempre pronto a dare, profondamente legato agli amici e alla famiglia, capace di parlare per ore della sua squadra. «Un cuore puro – ha detto – non l’ho mai sentito lamentarsi, non chiedeva mai nulla». Ai ragazzi presenti ha rivolto un invito semplice e potente: coltivare amicizie e affetti, parlare con i genitori, tenere Dario nel cuore e nei ricordi.
Poi le parole degli amici. Lorenzo ha parlato di un dolore indescrivibile, dei ricordi condivisi fin dall’infanzia, della gratitudine per la felicità ricevuta. Alessandro ha ricordato una vita cresciuta insieme, la capacità di Dario di far ridere e risollevare il morale di tutti: «Dario vive nei nostri cuori. Guardate il cielo e ripetete: Dario vive». Davide ha detto che fa male non poter più parlare, ma che l’amicizia non finisce con l’assenza.
Infine il saluto dell’allenatore Carlo, che ha ricordato Dario come un esempio per tutti: umile, educato, sempre a disposizione della squadra. «L’ultima volta ci siamo visti solo due giorni prima – ha detto – voglio ricordarlo così».
Un messaggio è arrivato anche dalla Federazione Italiana Rugby, a testimonianza di quanto Dario fosse parte di una comunità che va oltre il campo da gioco. Un addio composto, attraversato dal dolore, ma anche dal tentativo – fragile e necessario – di trasformare la perdita in memoria condivisa.







