VIDEO – «Il 27 gennaio non è una data come le altre». Novara ricorda la Shoah in piazza Santa Caterina

Cerimonia davanti alle pietre d’inciampo dedicate ad Amadio Jona e Giacomo Diena. Presenti le istituzioni e gli studenti del liceo Casorati

Novara ha celebrato questa mattina il Giorno della Memoria in piazza Santa Caterina, uno dei luoghi più simbolici della città sul fronte del ricordo della persecuzione antiebraica. Proprio qui, nel 2022, furono posate le prime pietre d’inciampo novaresi, dedicate a Amadio Jona e Giacomo Diena, ebrei novaresi deportati e uccisi nei campi di sterminio nazisti.

La scelta del luogo non è casuale: le pietre d’inciampo riportano la memoria nel cuore della quotidianità urbana, obbligando chi passa a fermarsi, abbassare lo sguardo e confrontarsi con nomi e storie che appartengono alla città. Non un monumento distante, ma un segno inciso nello spazio pubblico.

Il 27 gennaio ricorda la liberazione del campo di Auschwitz nel 1945 da parte dell’Armata Rossa. Non la fine della Shoah – che sarebbe proseguita ancora per mesi, fino alla primavera – ma il momento in cui il mondo scoprì in modo inequivocabile l’esistenza e l’estensione del sistema concentrazionario e di sterminio nazista.

Alla cerimonia hanno partecipato anche gli studenti del liceo Casorati, accompagnati dall’insegnante e presidente di Anpi Novara, Michela Cella, a sottolineare il valore educativo della memoria e il legame tra storia, scuola e cittadinanza attiva.

Nel suo intervento, l’assessore alla Cultura Luca Piantanida ha ricordato come il Giorno della Memoria non possa essere ridotto a una ricorrenza rituale: «Il 27 gennaio non è una data come le altre – ha detto – ma un momento in cui la Storia ci impone di fermarci e guardare senza attenuanti l’abisso della Shoah». Un orrore che non nacque all’improvviso, ma fu il risultato di leggi ingiuste, scelte politiche, discriminazioni accettate e silenzi. Da qui il richiamo alla responsabilità del presente e alla necessità di vigilare contro il ritorno di antisemitismo, razzismo e intolleranza. «Le pietre d’inciampo – ha aggiunto – fanno parte del nostro cammino quotidiano: ricordano che quanto accaduto non è stato lontano o astratto, ma ha attraversato anche Novara».

Il prefetto Francesco Garsia ha definito il Giorno della Memoria una delle ricorrenze civili più importanti, ricordando la Shoah come una tragedia unica per metodo, pianificazione e sistematicità: un progetto di sterminio costruito attraverso fanatismo e propaganda, che trasformò l’avversario in un nemico da eliminare. Un monito particolarmente attuale, in una fase storica segnata dal riemergere di episodi di antisemitismo. Da qui il rifiuto netto di ogni ipotesi negazionista e il richiamo ai valori fondanti della Costituzione, nata anche come risposta a quella mostruosità: rispetto della persona, uguaglianza, valorizzazione delle differenze. «La memoria – ha osservato – è anche una domanda morale: cosa avremmo fatto noi, di fronte a tutto questo?».

Un messaggio della presidente della Comunità ebraica di Vercelli, Rosella Bottini Treves, letto da Anna Cardano (in foto), ha insistito sul fatto che la memoria non può esaurirsi in un solo giorno. Il 27 gennaio deve essere parte di un percorso quotidiano, che passa dall’educazione nelle scuole, dai programmi condivisi con le istituzioni e dalla presenza della memoria nei luoghi della vita comune. Un cammino che a Novara ha trovato espressione concreta nella posa delle pietre d’inciampo e in iniziative pubbliche capaci di intrecciare storia, comunità e spazio urbano.

La commemorazione di piazza Santa Caterina si inserisce così in un percorso che guarda al passato per parlare al presente: un invito a chiamare le cose con il loro nome e a riconoscere le responsabilità storiche che hanno segnato il Novecento, affinché nomi come Amadio Jona e Giacomo Diena non restino solo incisi sull’ottone, ma continuino a interrogare la coscienza collettiva della città.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore