Questa mattina l’auditorium Bpn di Novara ha ospitato l’incontro tra don Luigi Ciotti e gli studenti del liceo scientifico Antonelli, dell’istituto Nervi e del Pascal di Romentino. L’incontro è stato promosso da Libera Novara nell’ambito delle iniziative per i “100 passi verso il 21 marzo“, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
L’appuntamento è stato dedicato alla memoria di Cristina Mazzotti, la giovane sequestrata e uccisa dalla ’ndrangheta nel 1975, una vicenda simbolo che ancora oggi rappresenta una ferita aperta per il Paese e che qualche settimana fa ha visto il pronunciamento di una sentenza definitiva dopo 50 anni.
«Solo insieme si può essere più forti»
Don Ciotti ha parlato a lungo con i ragazzi, intrecciando memoria personale e riflessione civile. «Solo insieme si può essere più forti. L’omertà uccide e senza verità non c’è giustizia», ha detto, ricordando come per arrivare alla verità sul caso Mazzotti sia servito mezzo secolo. «È assurda questa lentezza per arrivare in fondo alle cose».
Il ricordo di Falcone e la nascita della Giornata
Il fondatore di Libera, oltre che presidente del Gruppo Abele, ha ripercorso l’origine della giornata del 21 marzo, nata dopo la strage di Capaci, 33 anni fa. «Due mesi prima ero a Gorizia con Giovanni Falcone per un corso di formazione sulle dipendenze. Alla fine ci siamo stretti la mano, dandoci appuntamento per un caffè che non abbiamo mai preso».
Il giorno della strage Ciotti si trovava in Sicilia per un corso sulle dipendenze. «Cinquantasette giorni dopo arrivò la strage di via D’Amelio. Di fronte a tutta quella violenza e a quel dolore ho ricordato le parole di don Luigi Sturzo: “La mafia ha i piedi in Sicilia ma la testa è a Roma e risalirà sempre più a nord, oltre le Alpi”».
«Al nord le mafie sono fortissime»
Un passaggio che ha colpito particolarmente gli studenti è stato quello sulla presenza mafiosa nel settentrione. «Non c’è regione in Italia senza mafie e al nord sono ancora più forti, anche in Piemonte, molto più di 33 anni fa. Fanno meno chiasso, sparano di meno, ma proprio per questo si diffonde l’idea che sia qualcosa di normalizzato». Ciotti ha parlato di traffico di droga, ecomafie e agromafie: «Non possono essere una delle tante notizie. La mafia è un problema gravissimo anche quando non spara, perché impoverisce la società».
ASCOLTA LE PUNTATE DEL PODCAST DEDICATE A CRISTINA MAZZOTTI
La memoria delle vittime
Raccontando come è nata l’idea della giornata, don Ciotti ha ricordato un episodio avvenuto nel primo anniversario della strage di Capaci. «Durante le commemorazioni una signora disse: “Come mai non dicono mai il nome di mio figlio?”. Era la mamma di Antonio Montinaro, uno degli agenti della scorta di Falcone. È lì che nasce l’idea della memoria e dell’impegno».
Ancora oggi, ha sottolineato, non esiste un elenco ufficiale completo delle vittime innocenti delle mafie. «Quello che leggiamo ogni anno lo ha costruito Libera. L’80% dei familiari non conosce la verità e quindi non ha giustizia, come per Cristina Mazzotti per cui sono voluti cinquant’anni: vi pare possibile?».
Il 21 marzo a Torino
Quest’anno la manifestazione nazionale si terrà a Torino. Don Ciotti ha rivolto un appello diretto agli studenti: «Sabato le scuole saranno chiuse, ma il dolore delle famiglie è vivo. È importante vedere che il Paese non dimentica».
Ad aprire il corteo, come sempre, saranno i familiari delle vittime e accanto a loro cammineranno anche ragazzi dell’area penale minorile: «Hanno sbagliato, anche gravemente, ma dobbiamo dare loro una possibilità. Molti vengono da famiglie mafiose e hanno bisogno di trovare una luce nel loro cammino». Anche da Novara si sta organizzando un coordinamento con Libera per raggiungere Torino insieme agli studenti e alla cittadinanza.
«La conoscenza ci rende più consapevoli»
Parlando dei beni confiscati e della presenza mafiosa in Piemonte, Ciotti ha citato il discorso della Procuratrice Generale presso la Corte d’Appello di Piemonte e Valle d’Aosta, Lucia Musti, all’apertura dell’anno giudiziario: «Piemonte e Valle d’Aosta sono terre di mafia, di accoglienza di mafie esterne e di nascita di nuove mafie autoctone. Manca ancora una piena consapevolezza nei cittadini, mentre c’è una parte di colletti bianchi che sceglie consapevolmente di collaborare con la ’ndrangheta».
Da qui l’invito ai ragazzi: «La conoscenza ci rende più consapevoli. Ci sono momenti in cui tacere è una colpa e parlare è un dovere civile».
L’augurio ai giovani
Nel finale, un messaggio diretto agli studenti: «Spero che possiate camminare con i familiari delle vittime. Abbiate cura della vostra solitudine e dei vostri momenti di consapevolezza. Dobbiamo recuperare le relazioni, non la comunicazione fatta solo con i cellulari». E ancora: «Diffidate di chi parla di voi ma non parla con voi. Imparate a distinguere tra i seduttori e gli educatori».
Don Ciotti tornerà a Novara il 25 febbraio alle 21 sempre all’auditorium della Bpn per incontrare il pubblico e le autorità; anche in quell’occasione l’incontro sarà dedicato a Cristina Mazzotti.






