È finito in manette il 2 febbraio, quando gli agenti della Polizia di Stato hanno bussato alla sua porta per eseguire l’ordine di carcerazione. Un cittadino della Sierra Leone di 33 anni, regolarmente residente in città, dovrà scontare una pena definitiva di 4 anni per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali ai danni della moglie, una connazionale di 31 anni.
Due anni di inferno
Le indagini condotte dalla Mobile hanno permesso di ricostruire un quadro probatorio solido su quanto avveniva tra le mura domestiche. L’incubo per la donna è durato dal marzo 2021 fino al gennaio 2023. Un periodo segnato da continue violenze fisiche e verbali. L’uomo la aggrediva con schiaffi e strattonamenti: in un’occasione la furia è stata tale da procurarle un trauma cranico e facciale, oltre a contusioni alle spalle ed escoriazioni. Alle botte si aggiungevano le minacce di morte quotidiane: «Ti ammazzo, te la farò pagare», le ripeteva costantemente.
Il controllo ossessivo
Non c’era solo la violenza fisica, ma anche una gabbia psicologica. Il 33enne esercitava un controllo maniacale sulla vita della compagna: le ispezionava il telefono per leggere i messaggi e ne monitorava ogni spostamento, arrivando spesso a pedinarla. La donna viveva in un tale stato di terrore da essere costretta a farsi accompagnare da terze persone ogni volta che usciva, temendo per la propria incolumità se fosse rimasta sola.
L’aggravante: tutto davanti al bambino
A rendere la posizione dell’uomo ancora più grave è stato un dettaglio agghiacciante emerso durante l’iter processuale: le violenze e le vessazioni venivano commesse in presenza del figlio minorenne della coppia. È stato proprio lo stato di profonda prostrazione e sofferenza a spingere infine la 31enne a cercare aiuto: la donna si è rivolta a un centro anti-violenza e alla Polizia di Stato, trovando il coraggio di denunciare tutto e di allontanarsi dall’abitazione familiare. Ora, per il marito violento, si sono aperte le porte del carcere.







