McQueen, 38 esuberi a Novara: il caso in Regione. Rossi attacca: «Licenziamenti via mail, inaccettabile»

La crisi dello stabilimento novarese di Alexander McQueen entra ufficialmente nelle istituzioni. La vertenza legata al piano di riorganizzazione del marchio di lusso britannico, parte del gruppo Kering, è, infatti, arrivata questa mattina in consiglio regionale attraverso un question time presentato dal consigliere del Partito Democratico Domenico Rossi.

Al centro, una decisione che ha un impatto pesantissimo sul territorio: su 54 esuberi previsti a livello nazionale, ben 38 riguardano la sede di Novara, dove oggi lavorano 105 dipendenti. Un ridimensionamento che, nei fatti, significa perdere oltre un terzo della forza lavoro locale. A pesare non è solo la portata dei numeri, ma anche il metodo: la comunicazione degli esuberi è arrivata tramite pec senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali.

La posizione della Regione: «Situazione complessa, priorità all’occupazione»

In aula è stata letta la risposta della vicepresidente Elena Chiorino, assente, dall’assessore Andrea Vignale. La giunta regionale riconosce la complessità del quadro delineato dall’azienda, che lega la riorganizzazione alla crisi del mercato del lusso e al calo delle vendite.

«Ad oggi la procedura è nella fase sindacale – è stato spiegato – nella quale si stanno cercando tutte le soluzioni possibili ed alternative ai licenziamenti. Qualora le parti non dovessero trovare un’intesa, la trattativa proseguirà presso il ministero del Lavoro per la successiva fase amministrativa».

La Regione assicura di seguire la vicenda «con la massima attenzione», ribadendo che «la tutela dell’occupazione e delle competenze restano la nostra priorità», con la disponibilità a mettere in campo tutti gli strumenti necessari a sostegno dei lavoratori coinvolti.

Rossi: «La Regione intervenga subito, non può restare alla finestra»

Parole che non bastano al proponente del question time. Rossi, nella replica, alza il livello dello scontro politico e chiede un intervento immediato: «Prendo atto della posizione della Giunta che attende le prossime fasi, ma mi aspetto il massimo impegno per i lavoratori da subito». Il consigliere dem punta il dito contro il comportamento dell’azienda: «Siamo di fronte a un colosso internazionale del lusso che ha eluso le basilari regole delle relazioni industriali, inviando comunicazioni di esubero via e-mail».

Per Rossi, la questione non è solo industriale ma anche istituzionale: «La Regione Piemonte deve far sentire il proprio peso politico subito, anche a supporto dell’attività sindacale». In gioco, sottolinea, c’è «l’incertezza presente e il futuro di 38 famiglie novaresi», ma anche «un impoverimento per il tessuto manifatturiero del territorio».

Pur riconoscendo le difficoltà del settore, Rossi traccia una linea netta: «Le complessità del mercato del lusso sono reali, ma le riorganizzazioni delle multinazionali non possono essere scaricate brutalmente sulle spalle di lavoratrici e lavoratori altamente qualificati, senza prima aver esplorato ammortizzatori sociali o soluzioni conservative».

Da qui la richiesta politica: «Chiediamo che la Regione si faccia parte attiva fin da subito, aprendo un tavolo di crisi regionale e convocando i vertici del gruppo Kering per rafforzare il lavoro che le sigle sindacali stanno portando avanti».

Il caso arriva anche in Comune

La vertenza McQueen si muove anche sul piano locale. In consiglio comunale a Novara, i gruppi di opposizione – Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Insieme per Novara – hanno depositato una mozione congiunta per accendere un faro istituzionale sulla vicenda. Il documento chiede un impegno formale del sindaco Alessandro Canelli e della sua giunta affinché si attivino direttamente per favorire un confronto tra azienda, rappresentanze dei lavoratori e istituzioni.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore