Lista d’attesa, l’assessore regionale replica: «Modello Piemonte diverso dal Veneto»

In Piemonte prestazioni aggiuntive sì, ma dentro un impianto sostenuto anche da fondi statali; Veneto ed Emilia-Romagna hanno già sperimentato fasce serali e weekend con modelli più “di governance”

«Non è vero che il Veneto sia arrivato prima con la stessa cosa – sostiene – perché il modello Piemonte è specifico: mette a disposizione ore aggiuntive la sera e nel fine settimana per aumentare davvero il numero di prestazioni. È questo l’elemento che altre Regioni, Puglia compresa, guardano con interesse». Questa è la replica dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi all’articolo pubblicato da La Voce.

Secondo Riboldi, il punto dirimente non è l’esistenza di attività serali in sé, ma la loro natura: «In Veneto si parla di ore serali, ma sono sostitutive, cioè riorganizzazioni dell’orario che non aggiungono prestazioni rispetto all’ordinario. Questa differenza l’avevamo già chiarita un anno fa: il Piemonte fa una cosa diversa, perché l’obiettivo è incrementare la produzione con prestazioni extra-orario».

Detto questo, e al netto della replica dell’assessore, il tema di fondo resta: in Piemonte si tratta effettivamente di prestazioni aggiuntive, ma dentro un quadro di strumenti e risorse che non nasce dal nulla e che poggia anche su fondi governativi dedicati al recupero delle liste d’attesa che hanno certamente portato un po’ di respiro, ma non hanno risolto il problema.

Ed è altrettanto vero che il Veneto non arriva “dopo” nel senso assoluto del termine: è tra le Regioni che già hanno praticato visite ed esami in fascia serale e nei weekend, pur con un’impostazione più legata a regole e governance del sistema (priorità, appropriatezza, trasparenza) che a una narrazione centrata sulle ore extra. Anche in Emilia-Romagna, come in Veneto, la leva delle prestazioni fuori fascia ordinaria non nasce oggi né in Piemonte: esiste una cornice strutturata di governo e monitoraggio delle liste. La differenza è che l’Emilia-Romagna, negli ultimi mesi, l’ha rivendicata in modo più esplicito dentro un Piano straordinario, parlando di “prestazioni aggiuntive” e accompagnando la scelta con risultati e volumi pubblicati.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore