La Regione Piemonte ha approvato ieri la delibera sulla perimetrazione dei danni provocati dalla grandinata del 7 agosto, ma per i viticoltori dell’Alto Novarese la questione decisiva resta aperta: senza una deroga del Governo, la produzione distrutta non potrà essere risarcita attraverso la legge 102/2004 cioè il Fondo di solidarietà nazionale. Anche per la siccità, che ha colpito soprattutto la parte centrale della provincia, la strada indicata alle aziende è quella di AgriCat, un sistema che le associazioni agricole giudicano difficile da utilizzare. È il quadro emerso questa mattina nella commissione provinciale a Palazzo Natta dedicata ai danni del maltempo estivo. Sui tempi e sull’entità degli eventuali ristori, per ora, non ci sono risposte.
Il presidente della Provincia Marco Caccia ha ripercorso i due percorsi avviati con la Regione. «Per la siccità la procedura istituzionale passa da AgriCat, ma le domande sono bloccate e i termini sono stati prorogati», ha spiegato. Sulla grandine, invece, Provincia e Comuni hanno raccolto le segnalazioni necessarie alla perimetrazione dei danni, approvata ieri dalla giunta regionale. Il percorso individuato è quello del decreto legislativo 102 del 2004, che prevede interventi per i danni ammessi al Fondo di solidarietà nazionale. «Siamo in attesa della risposta del Ministero», ha detto Caccia riferendosi alla possibilità di ottenere una deroga anche per le colture.
È questo il passaggio da cui dipende un eventuale sostegno per l’uva perduta nei vigneti colpiti il 7 agosto. La distinzione tra danni alle strutture e danni alle produzioni era emersa già nei giorni successivi alla grandinata, quando le aziende erano state chiamate a presentare le segnalazioni ai Comuni.
Le associazioni di categoria hanno espresso forti dubbi su entrambi i fronti. «AgriCat non funziona», ha detto Walter Vismara di Confagricoltura. «La procedura è stata prorogata al 15 gennaio perché si sta cercando di snellirla. Da parte nostra non siamo riusciti a presentare le domande».

Qualche richiesta è stata invece inoltrata attraverso Cia, ma il presidente Gaudenzio Bernascone teme che il fondo non basti: «La siccità è un problema generalizzato in tutta Italia. Non so quale capacità possa avere AgriCat di sostenere tutte le richieste». Sulla grandine il giudizio è altrettanto preoccupato: «Se non arriva la deroga, non vedo nulla di positivo». Bernascone ha richiamato anche il peso dell’aumento dei costi di carburante ed energia sulle aziende: «Se c’è la possibilità di spingere, bisogna farlo. Anche gli organi superiori devono rendersi conto della situazione».
Per Carlo Todeschini di Coldiretti, «quello della 102 è il percorso corretto» per affrontare i danni della grandine. Sulla siccità, invece, ha contestato il ricorso ad AgriCat: «È un sistema non strutturato, impossibile da gestire, con meccanismi di indennizzo complicati e franchigie alte. Le aziende rischiano di ottenere un contributo basso o di non riceverlo affatto». Da qui la richiesta alla Regione di seguire un’altra strada: «Dovrebbe inserire la siccità nella 102, come nel 2022. È una scelta politica».
La consigliera provinciale Sara Paladini ha ringraziato Provincia, sindaci e associazioni per il lavoro svolto, ma ha ricordato che la delibera sulla perimetrazione non risolve ancora il problema dei ristori. «Sono successe cose che hanno mandato tutti in confusione», ha detto, richiamando le dichiarazioni dell’assessore regionale Matteo Marnati, che in agosto aveva indicato AgriCat come unica strada percorribile mentre sul territorio si raccoglievano le segnalazioni per la procedura della 102. Le indicazioni contrastanti erano già state al centro dello scontro politico nelle settimane successive alla grandinata.
Paladini ha criticato anche le occasioni mancate per mostrare direttamente la situazione ai vertici istituzionali. «Il ministro dell’Agricoltura era a Vercelli due settimane fa. Il governatore Cirio era a Ghemme, di fronte ai vigneti, e nessuno ha sentito il bisogno di portarlo a vedere i danni. Roma è lontana: non dobbiamo perderci negli ingranaggi». Le conseguenze, ha avvertito, potrebbero andare oltre la vendemmia di quest’anno: «Venite in vigna. Con il caldo le gemme hanno già prodotto nuovi grappoli e non sappiamo se la pianta il prossimo anno sarà in grado di produrre». La richiesta è di mantenere un fronte comune: «Ribadiamo l’urgenza di questo tema. Firmiamo insieme un’iniziativa: non è il momento delle divisioni».
Il sindaco di Sizzano Celsino Ponti ha ricordato la rapidità degli interventi nell’immediato dopo la grandinata: «In mezz’ora c’era una statale chiusa e sono arrivate la Protezione civile e le forze dell’ordine per affrontare la situazione». Ha poi posto una questione che va oltre il settore agricolo: «Ci sono piccoli imprenditori in crisi e famiglie che si sono ritrovate con il tetto scoperchiato. Non rientrano negli aiuti per l’agricoltura». Ponti ha proposto di valutare se Provincia o Regione possano chiedere il coinvolgimento degli istituti bancari per sostenere sia le aziende agricole sia i cittadini colpiti.
Per il consigliere provinciale delegato all’Agricoltura Giuseppe Maio, l’emergenza ha mostrato la capacità del territorio di reagire, ma anche i limiti degli strumenti disponibili. «In 24 ore è stato ripristinato tutto. Ora è importante stare uniti e raggiungere un punto comune», ha detto. «Dobbiamo discutere di AgriCat: se non è uno strumento idoneo, la questione parte dal piano tecnico ma diventa politica». Una riflessione che, secondo Maio, dovrà riguardare anche l’adattamento ai cambiamenti climatici.
La commissione si è chiusa dunque con una richiesta condivisa di risposte, ma senza novità sui ristori. La perimetrazione dei danni è stata approvata; la deroga necessaria per includere le colture resta il passaggio ancora da ottenere.








