Nove miliardi e mezzo di euro. È questa la cifra monstre che i piemontesi hanno speso in un solo anno nel gioco d’azzardo. Il dato emerge dal nuovo dossier “Azzardomafie” presentato ieri mattina dall’associazione Libera in commissione Legalità in Regione. Una fotografia che non racconta solo di soldi persi, ma accende un faro sulle infiltrazioni criminali: il Piemonte, con 9 clan, risulta essere la prima regione del Nord per numero famiglie attive nel settore.
Numeri che hanno fatto scoppiare, immediata, la bagarre politica tra maggioranza e opposizione sulla validità dell’attuale legge regionale, approvata nel 2021 dal centrodestra in sostituzione della più restrittiva norma del 2016.
L’allarme: sorpasso dell’online e rischio salute
Il report evidenzia un cambiamento epocale nelle abitudini: il gioco online (5,25 miliardi) ha superato quello fisico (4,25 miliardi). «Il Piemonte è una regione ad alta esposizione e a bassa protezione – ha attaccato Domenico Rossi, consigliere novarese del Pd e presidente della commissione –. Questo si traduce in più giocatori patologici e più famiglie in difficoltà. Lo smantellamento della legge del 2016 è stato un errore drammatico: la nostra regione è finita nelle ultime posizioni delle classifiche di Libera, con soli 4 indicatori verdi su 8». Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, con il consigliere Pasquale Coluccio che ha definito inadeguato l’attuale impianto normativo: «Siamo al penultimo posto in Italia per le norme di contrasto. Mancano il distanziometro efficace e la retroattività. La giunta Cirio fa orecchie da mercante, ma serve riaprire subito la discussione sulla mia proposta di legge».
La difesa: «Il gioco fisico è calato»
Di tutt’altro avviso la maggioranza, che respinge le accuse di aver favorito il fenomeno. Davide Zappalà (Fratelli d’Italia) ha letto i dati da una prospettiva opposta: «Il proibizionismo non è la soluzione. Con la nuova legge, il gioco fisico è calato del 31,4% rispetto al 2017. Il vero problema è l’esplosione dell’online (+407% in sei anni), spinta anche dal lockdown». Per l’esponente di FdI, dunque, «non serve ridurre o ampliare l’elenco dei luoghi sensibili», ma puntare sulla sensibilizzazione degli utenti contro le insidie del web.
Tra speranza e dipendenza
Un dato che stride con l’emergenza sanitaria silenziosa che costringe le Asl a correre ai ripari. Lo dimostra l‘apertura a Borgomanero di un nuovo ambulatorio dedicato proprio alla cura delle dipendenze, segno che il bisogno di aiuto è in costante crescita soprattutto a Novara che si colloca al terzo posto della classifica regionale. Le dipendenze, incluse quelle da gioco, rappresentano una sfida sociale e sanitaria in una regione dove, da un lato, cresce l’esposizione economica e sociale legata all’azzardo, e dall’altro si moltiplicano gli sforzi dei territori per rispondere con strumenti sanitari e scientifici sempre più avanzati.
Ma la sola innovazione clinica non basta: servono politiche pubbliche coerenti, prevenzione, educazione e coraggio legislativo. Senza una visione comune e una reale assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, il rischio è che le buone pratiche locali restino isole virtuose in un mare che continua ad allargarsi.







