Luci e ombre sui binari del Piemonte. Se da un lato le istituzioni regionali celebrano l’immissione in servizio di forze fresche a bordo dei convogli, dall’altro si addensano nubi pesanti sul portafogli dei pendolari e sul futuro strategico dei collegamenti locali. È la doppia fotografia scattata in queste ore sul sistema di trasporto ferroviario regionale, nettamente diviso tra l’ottimismo delle cerimonie ufficiali e le accese polemiche sollevate durante i lavori del consiglio regionale.
Forze fresche a bordo: il giuramento di 41 nuovi capitreno
Il volto sorridente della giornata è andato in scena a palazzo di Città a Torino, dove quarantuno nuovi capitreno hanno prestato ufficialmente giuramento. Si tratta di trenta ragazze e undici ragazzi, tutti di età compresa tra i 21 e i 31 anni, selezionati al termine di un lungo iter tra migliaia di candidature. Alla cerimonia ha preso parte l’assessore regionale ai Trasporti, Marco Gabusi, che ha inquadrato le assunzioni nel più ampio piano di rinnovamento della flotta a disposizione dei viaggiatori.
«Abbiamo inaugurato molti dei 65 nuovi treni che circolano sulla rete ferroviaria piemontese – ha sottolineato con soddisfazione l’assessore – ma oggi è ancora più importante festeggiare l’ingresso in servizio di tanti giovani che quei mezzi li governeranno. È un momento significativo perché, da oggi, saranno loro la nostra interfaccia e il riferimento principale dei viaggiatori». I nuovi assunti si sommano ai 176 capitreno e 76 macchinisti già inseriti dalla direzione regionale di Trenitalia nell’ultimo triennio.
La rabbia dei pendolari: rincari in vista sulla Torino-Milano
Di tutt’altro tenore è stato invece il clima registrato durante i lavori della II commissione in consiglio regionale, specificatamente dedicata all’audizione dei tecnici di Trenitalia e RFI. A farsi portavoce delle crescenti frustrazioni dell’utenza sono stati i consiglieri del Partito Democratico Rossi e Simona Paonessa. Il nodo più critico emerso dal vertice riguarda la frequentatissima tratta Torino-Milano, dove ai cronici disservizi, fatti di ritardi e convogli spesso sovraffollati, si aggiungerà presto un’ulteriore penalizzazione economica: un aumento tariffario dell’1,32% previsto a partire dal prossimo mese di luglio. Una manovra che i tecnici hanno rimandato a una precisa scelta politica dell’amministrazione e che, secondo i consiglieri cem, andava invece disinnescata, fungendo da «segno simbolico di vicinanza ai pendolari alle prese con le cancellazioni e i disservizi».
Doccia gelata per le tratte Novara-Varallo e Santhià-Arona
Ma le notizie peggiori emerse dall’audizione riguardano le infrastrutture, con un colpo di spugna sulle speranze di riattivazione delle storiche linee sospese a cavallo tra le province di Novara e Vercelli. I tecnici di RFI hanno infatti ribadito a chiare lettere che la tratta Novara-Varallo non rientra attualmente tra le priorità della regione. Non risulta esserci alcuna richiesta ufficiale per la sua riapertura, né tantomeno un fondo dedicato per coprire i costi, stimati in circa 50 milioni di euro per quasi quattro anni di cantieri. «Siamo di fronte ad una scelta politica chiara che potrebbe isolare interi territori, un’occasione persa per attrarre residenti e turisti», hanno attaccato Rossi e Paonessa.
Non c’è pace, infine, nemmeno per l’attesa linea Santhià-Arona, vittima di quella che l’opposizione definisce la “politica dei rinvii”. Lo studio di fattibilità per la riattivazione dei servizi, inizialmente atteso per il 2025 e poi slittato all’estate 2026, accumulerà ulteriori ritardi, scivolando alla fine dell’anno. Un’infrastruttura cruciale che, se ripristinata, non solo offrirebbe un’alternativa vitale ai pendolari, ma permetterebbe di creare collegamenti ferroviari diretti tra Torino e la Svizzera bypassando il nodo di Milano. L’unica nota parzialmente positiva per il quadrante riguarda proprio lo snodo di Santhià: sono stati confermati per fine maggio i lavori di restyling del sottopassaggio, mentre per la vitale installazione degli ascensori di accesso ai binari, fondamentali per l’abbattimento delle barriere architettoniche, bisognerà pazientare almeno fino al 2027.







