Strisciavano nel fango, costretti a lavorare carponi all’interno di stretti cunicoli sotterranei, con aria irrespirabile e l’acqua stagnante a pochi centimetri dal viso. È lo scenario inquietante scoperto a Romagnano Sesia dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e dai Carabinieri Forestali di Novara, intervenuti in un cantiere per la sistemazione idraulica di un corso d’acqua, finanziato con fondi Pnrr per circa 200.000 euro.
L’indagine, partita da un sopralluogo nell’aprile 2024, ha scoperchiato un sistema di gravi irregolarità che andavano ben oltre le carenze strutturali. I lavoratori, infatti, operavano in “ambienti confinati” ad altissimo rischio senza alcuna preparazione reale: gli attestati di formazione e i certificati di idoneità sanitaria esibiti erano, secondo gli inquirenti, carta straccia. Falsi documenti per coprire una totale assenza di visite mediche e corsi specifici.
Drammatica la testimonianza di un operaio, che ha raccontato di essere stato lasciato solo all’interno del cunicolo per lungo tempo durante un controllo ispettivo esterno – presumibilmente per nasconderlo – vivendo momenti di terrore e difficoltà respiratoria. Un episodio talmente traumatico da spingerlo a licenziarsi poco dopo, preferendo la disoccupazione al rischio di morire lì sotto.
L’operazione ha portato a perquisizioni in diverse regioni e alla denuncia a piede libero di diversi soggetti, tra cui il legale rappresentante dell’impresa, un datore di lavoro di fatto, un medico competente e operatori della formazione. L’accusa è di aver distratto le risorse destinate alla sicurezza per massimizzare i profitti, mettendo a repentaglio la vita degli operai. Le indagini proseguono ora per verificare l’esistenza di un più ampio giro di attestati falsi.







