Centro storico in affanno da piazza Duomo a corso Italia: chiudono bar e negozi. Confcommercio: «Serve un intervento politico»

Non è solo una questione di portici vuoti. Non è solo l’effetto, pur evidente, delle serrande abbassate nella piazza più importante di Novara. È un fenomeno più ampio, che si allarga a macchia d’olio nel centro storico della città dove, a distanza di pochi metri, si susseguono vetrine spente, locali sfitti, attività che chiudono senza essere sostituite.

In piazza Duomo il colpo d’occhio è il più forte: nel giro di poco tempo hanno chiuso tutti i bar che si affacciavano sulla piazza; ne resta uno solo, aperto da poco, che però osserva due giorni di chiusura settimanale; un dettaglio che, al di là delle legittime scelte imprenditoriali, racconta bene la fatica di tenere acceso un presidio commerciale in un contesto che appare sempre più fragile. A questo si aggiungono altre vetrine vuote: la storica Annoni e un altro spazio che fino a poco tempo fa ospitava una gioielleria. Su poco più di una decina di negozi, le chiusure sono ormai una presenza stabile.

Ma basta spostarsi di pochi passi per capire che non si tratta di un caso isolato. Corso Italia, corso Cavour, via Rosselli: sono le arterie principali, quelle che dovrebbero garantire continuità commerciale e attrattività. E invece è proprio lì che la crisi appare più evidente.

A fare un quadro della situazione è il referente dei negozi del centro di Confcommercio Alto Piemonte, Gigi Ricci. «Fino a poco tempo fa – spiega – almeno la ristorazione e il wellness tenevano. Oggi neanche quelli riescono più a reggere, soprattutto per un problema di costi».

Il nodo, secondo Ricci, è strutturale. «In corso Italia le vetrine che chiudono non vengono sostituite perché non c’è richiesta, non c’è interesse a investire. E il motivo è semplice: i costi sono troppo alti, sia per i proprietari sia per chi deve prendere in affitto».

Da qui la richiesta di interventi fiscali mirati. «In un Paese come il nostro bisognerebbe togliere l’Imu sulle attività commerciali. Il Comune potrebbe prevedere incentivi concreti: ad esempio non far pagare la Tari a chi affitta a un canone ridotto, oppure azzerare l’Imu per alcuni anni su determinati immobili. Ma questi interventi dovrebbero arrivare a cascata dallo Stato e poi dagli enti locali. Il problema è che lo Stato guarda alla grande distribuzione, non al piccolo commercio».

La mancanza di nuovi investimenti, sottolinea Ricci, «deriva dalla difficoltà di sostenere i costi di gestione: affitti, bollette, tasse. Senza un intervento politico a vari livelli il rischio è che le città si svuotino e finiscano in mano alla criminalità. Un centro storico desertificato è più fragile sotto tutti i punti di vista».

Il quadro, insomma, non riguarda solo piazza Duomo. «Corso Cavour è diventata una via commercialmente più povera rispetto al passato. Le vie principali sono via Rosselli e corso Italia, ed è proprio lì che la crisi si vede di più».

Contestualmente al tema dei costi, Ricci punta il dito anche sulla promozione della città. «Novara non ha fatto e non sta facendo abbastanza per il turismo. Le mostre al castello hanno portato un po’ di movimento, ma parliamo di numeri contenuti: arrivano cinquanta persone alla volta, magari comprano i biscotti di Novara, ma non c’è un progetto più strutturato. Inoltre la città non viene pubblicizzata sui laghi, dove passa un flusso turistico importante».

Infine, la questione del dialogo istituzionale. «Manca una comunicazione efficace tra Comune e commercianti. Spesso non siamo informati per tempo sulle iniziative, e questo rende difficile programmare attività o creare sinergie».

Il risultato è un centro storico che cambia volto. Non è una desertificazione totale – a pochi metri da piazza Duomo restano bar e ristoranti frequentati – ma la distribuzione delle presenze si è fatta disomogenea, con zone che resistono e altre che si svuotano. E quando le vetrine spente si moltiplicano una vicino all’altra, la percezione di crisi diventa realtà visibile, quotidiana, difficile da ignorare.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore