Centro storico e vetrine vuote, la replica del Comune: «Il distretto del commercio va ampliato»

Il problema delle vetrine vuote nel centro storico, tornato al centro del dibattito nelle ultime settimane, non riguarda soltanto piazza Duomo ma più in generale diverse zone della città. Dopo le preoccupazioni espresse dal presidente di Ascom Novara Centro, arriva ora la replica dell’amministrazione comunale attraverso l’assessore al Commercio Maria Cristina Stangalini, che insieme alla dirigente del settore Barbara Bertamini fa il punto sulle azioni già attivate e su quelle possibili.

Il primo elemento riguarda gli strumenti fiscali già messi in campo negli anni scorsi. «Esiste da tempo – ricorda l’assessora – un regolamento che prevede abbattimenti della Tari per le nuove aperture nei primi due anni di attività. È una misura che abbiamo costruito insieme al settore Tributi proprio per favorire l’avvio di nuove attività».

Allo stesso tempo, però, i margini di intervento dei Comuni sulle tipologie di negozi sono limitati dalla normativa. «Non possiamo vietare determinate aperture – spiega Stangalini – se non per ragioni ambientali o sanitarie. In questi casi abbiamo previsto alcune limitazioni: ad esempio sono inibiti sexy shop, sale slot e l’installazione di giochi nei bar, oltre alle sale di raccolta scommesse».

Per il resto, la disciplina è stabilita dalle norme regionali: «Gli esercizi di vicinato possono aprire ovunque, mentre medie e grandi strutture di vendita sono individuate sulla base dei criteri fissati dalla Regione».

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Il nodo principale, secondo l’assessora, resta però quello di rendere il centro più attrattivo, lavorando anche oltre il perimetro strettamente commerciale: «Il Comune deve rendere più attrattivo il centro storico e il commercio deve collaborare con altre deleghe. Quando sono arrivata ho trovato un Distretto del commercio già costituito, ma l’idea è di aprirlo ad altri soggetti».

Tra i possibili nuovi ingressi ci sono le associazioni dell’artigianato, come Confartigianato e Cna, che hanno già manifestato interesse, ma anche Atl, Università del Piemonte Orientale con la facoltà di Economia e le associazioni degli agricoltori, seguendo un modello simile a quello già sperimentato per il Distretto del cibo. «I contributi restano destinati ai piccoli esercizi commerciali e non ai centri commerciali – precisa Stangalini – ma coinvolgere settori diversi può aiutare a creare nuove iniziative e a rispondere meglio alle finalità del distretto».

Un altro capitolo riguarda il rapporto diretto con i commercianti. «Abbiamo organizzato diversi incontri – spiega l’assessora – ma spesso ci sono state pochissime adesioni; siamo comunque sempre disponibili ad ascoltare problemi e proposte».

In diverse occasioni la risposta del territorio non è stata significativa. «In vista dell’apertura della mostra al castello, abbiamo inviato circa 400 Pec a bar e ristoranti – anche fuori dal centro – per chiedere la disponibilità a tenere aperto nei fine settimana, in modo da intercettare i turisti della mostra. Le risposte sono state 34».

In alcune zone della città, invece, le iniziative sono partite direttamente dagli esercenti. «In corso Cavallotti i commercianti ci hanno chiesto di organizzare iniziative, hanno presentato un progetto e realizzato un evento estivo. Anche in via Andrea Costa erano state proposte serate e notti bianche».

«Io ricevo tutti – conclude Stangalini – ma deve esserci interesse anche da parte di chi fa commercio. Quando c’è collaborazione i risultati arrivano: a Natale, ad esempio, abbiamo avuto molte adesioni alle iniziative».

Tra le altre misure, l’amministrazione ha anche approvato linee di indirizzo per gli eventi di street food, con l’obiettivo di rendere più omogenea la distribuzione delle manifestazioni sul territorio.

Resta infine il nodo strutturale che riguarda molte città italiane: l’aumento degli affitti commerciali e le vetrine che restano vuote. «Su questo tema – conclude l’assessora – abbiamo già proposto di aprire un tavolo con le associazioni degli agenti immobiliari, come Fimaa e Fiaip. Ci sono locali che non si riescono ad affittare perché i costi sono troppo elevati. Abbiamo partecipato anche a incontri con altre città, ma al momento non esiste una proposta risolutiva».

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore