Non è cambiato molto, anzi. A distanza di mesi dalle segnalazioni su degrado e vandalismi, la situazione della Barriera Albertina – sede di ExpoRisorgimento – e di proprietà comunale, resta critica. E il nodo principale continua a essere uno: l’impossibilità di aprire davvero al pubblico un patrimonio che, per valore storico, è tra i più importanti del Nord Italia.
A fare il punto è il presidente Paolo Cirri, a margine della presentazione del programma “Novara Risorgimentale 2026”. Una fotografia che mescola piccoli passi avanti e problemi strutturali ancora irrisolti.
L’unico spiraglio riguarda le autorizzazioni: «Quella dei vigili del fuoco dovrebbe finalmente arrivare nel mese di aprile, ma solo per la palazzina nord» spiega Cirri. Si tratta della parte ristrutturata, dove l’associazione ha anche i propri uffici e dove oggi è allestita la sezione dedicata al 1848-1849.
Il resto, però, resta fermo. La palazzina sud – nota anche come sala Alberto Pacelli – è di fatto inutilizzabile. E soprattutto continua a pesare il problema delle infiltrazioni d’acqua. «In caso di forti piogge l’acqua entra e la controsoffittatura non permette nemmeno di vedere da dove scende» aggiunge Cirri.
I segni sono evidenti: macchie lungo i muri, umidità persistente, nonostante l’ultimo violento acquazzone risalga a fine agosto. Una situazione che non riguarda solo l’estetica, ma mette a rischio diretto i materiali conservati.
A questo si aggiungono criticità impiantistiche: manca una caldaia funzionante – quella attuale non è a norma – e per gestirla si ricorre ancora a soluzioni di fortuna, con secchi da svuotare ogni due ore.
L’associazione si è mossa in autonomia, incaricando un tecnico per una verifica del tetto: il risultato è preoccupante. «Un terzo delle tegole è rovinato, e dal pavimento riaffiora l’umidità» spiega Cirri. Il risultato è che, a due anni dal trasferimento dal castello – dove l’associazione aveva sede – la Barriera Albertina non è ancora diventata un vero museo. La palazzina Pacelli è di fatto un magazzino, mentre quella nord riesce a ospitare solo una parte limitata dell’esposizione.
Eppure il patrimonio custodito è di altissimo valore: documenti, stampe e materiali unici, tra cui le raccolte donate dai familiari di Franco Guerra. «Non è possibile aprire in queste condizioni – sottolinea Cirri – soprattutto per i tessili, ma anche per il patrimonio librario e le stampe».
Il paradosso è evidente: uno spazio in posizione strategica, in pieno centro e di passaggio, che però non è mai stato davvero testato perché manca ancora la possibilità di aprire stabilmente al pubblico. A complicare tutto, anche la struttura divisa in due edifici distinti, che richiede il doppio dei volontari per la gestione.
Da qui una speranza che non è mai tramontata: il trasferimento a Palazzo Faraggiana. «Sarebbe un luogo senz’altro più adatto – conclude Cirri –. Questo è un patrimonio di tutta la comunità, va fatto conoscere e deve essere esposto. Non possiamo permettere che la città lo perda».







