Poco prima delle 22.30 di ieri, 6 febbraio, Giuseppe Calabrò, 76 anni, conosciuto come ‘u Dutturicchiu, è stato arrestato. Si tratta di uno dei due condannati in primo grado all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti. L’arresto è avvenuto a Milano, nei pressi di viale Monza, sotto l’abitazione del figlio, a pochi giorni dalla sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Como, arrivata a mezzo secolo dai fatti.
Calabrò, per anni rimasto lontano da condanne definitive e spesso uscito indenne dalle accuse, è stato considerato da molti come l’eminenza grigia della ’ndrangheta milanese. Un personaggio che per decenni è comparso nelle principali inchieste antimafia del Nord Italia, tra Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, senza subire conseguenze giudiziarie definitive. Tra le indagini più recenti compare anche “Doppia curva”, quella sulla gestione criminale del tifo organizzato di Inter e Milan.
Per il sequestro Mazzotti, mercoledì la Corte ha inflitto l’ergastolo anche a Demetrio Latella, 71 anni, detto Luciano, residente a Novara. La giovane, all’epoca diciottenne, era stata rapita a Eupilio, nel Comasco, il 30 giugno 1975 e il suo corpo fu ritrovato il 1° settembre dello stesso anno a Galliate, dopo giorni trascorsi prigioniera in una buca scavata in un cascinale di Castelletto Ticino. Fu la prima donna italiana a morire nella stagione dei sequestri legati alla ’ndrangheta negli anni Settanta.
A giustificare la misura cautelare per Calabrò non è stato soltanto il fatto alle 8.35 di questa mattina avrebbe dovuto prendere un volo da Milano a Reggio Calabria, città in cui risiede, ma anche gli elementi emersi nelle indagini più recenti, inclusa quella sul mondo ultras. Secondo i magistrati, «Giuseppe Calabrò vantava e vanta, nella attualità, una fama criminale che lo porta ad interloquire, su un piano di sovraordinazione, con esponenti di primo piano della criminalità calabrese, al Nord come in Calabria».
Sempre secondo l’accusa «ciò comporta, come naturale conseguenza, che l’imputato può godere di una serie di appoggi, di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli la latitanza e l’impunità per il gravissimo reato commesso». Per i pm «è pertanto concreto e attuale il pericolo di fuga. Il pericolo di fuga si fa ancora più concreto e reale ove si consideri che l’imputato ha prenotato per domani (sabato) alle ore 8.35 un volo Milano Reggio Calabria. Se è vero che Calabrò vive in Calabria, non può sottacersi che in tali luoghi lo stesso potrebbe godere di numerosi appoggi, anche con esponenti di ‘ndrangheta di elevato livello, in grado di sottrarlo all’esecuzione di una pena di non breve durata».







