Ex fornace Bottacchi, 50 anni di abbandono. I residenti lanciano un appello ai consiglieri comunali

Cinquant’anni di abbandono, oltre 1.800 firme raccolte quasi trent’anni fa e una lunga serie di progetti e ipotesi di recupero rimasti sulla carta. La storia dell’ex fornace Bottacchi, tra i simboli di Novara, torna all’attenzione della politica cittadina grazie a un gruppo di residenti che ha deciso di chiamare direttamente in causa i capigruppo del consiglio comunale.

A firmare la lettera è lo storico presidente del quartiere Sacro Cuore, Piero Alberto, insieme ai cittadini del rione Giampiero Beretta, Paolo Cirri, Manuela Degli Esposti, Raffaele Lanzo, Gianni Misuriello e Marco Pastore. La comunicazione è indirizzata ai capigruppo consiliari Piergiacomo Baroni, Franco Caressa, Andrea Crivelli, Nicola Fonzo, Pietro Gagliardi, Mario Iacopino, Gaetano Picozzi e Michele Ragno, al comandante della Polizia locale Paolo Cortese e, per conoscenza, alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio.

L’invito è per sabato 17 ottobre alle 10, quando i firmatari chiedono ai rappresentanti del consiglio comunale di partecipare a un sopralluogo conoscitivo tra i ruderi della fornace, con accesso da via Fornara, provenendo da viale Giulio Cesare, oppure da via Fornace Vecchia, arrivando da viale Roma.

«Da oltre cinquant’anni i ruderi della ex fornace Bottacchi versano in uno stato di totale degrado e abbandono», denunciano i residenti, descrivendo un’area diventata rifugio per topi, bisce e gatti e che, secondo quanto riportato nella lettera, non avrebbe mai beneficiato di adeguati interventi di manutenzione, ristrutturazione o messa in sicurezza.

L’obiettivo del sopralluogo è portare nuovamente la questione in consiglio comunale e individuare una soluzione che, sottolineano i firmatari, nessuna delle amministrazioni succedutesi alla guida della città è riuscita finora a concretizzare.

Non è la prima mobilitazione. Già nel 1997 il comitato cittadino «Ruderi Bottacchi» aveva raccolto oltre 1.800 firme per chiedere il risanamento del complesso e un progetto capace di collegarlo al vicino Parco delle Betulle e al PalaVerdi. A quasi trent’anni di distanza, quella richiesta è rimasta sostanzialmente senza risposta.

Una fabbrica del Settecento che ha contribuito a costruire Novara e la Cupola

Dietro i muri pericolanti e la vegetazione che ha progressivamente invaso l’area si nasconde un pezzo importante della storia industriale novarese. La fornace Bottacchi è infatti una delle testimonianze superstiti dell’attività di produzione dei laterizi che, tra Settecento e Ottocento, caratterizzava la zona meridionale della città.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal ministero della Cultura nel catalogo dei beni culturali abbandonati, il complesso venne costruito nel 1796 da Giobatta Bottacco, inizialmente con due fornaci a fuoco discontinuo e un caseggiato destinato alle attività produttive e all’abitazione padronale. La fabbrica fu ampliata nel 1839 e nuovamente tra il 1876 e il 1882, con l’introduzione di una grande fornace a fuoco continuo.

Non si producevano soltanto mattoni. La fornace era specializzata anche nella realizzazione di stoviglie, vasi e terrecotte decorative di pregio, utilizzate per abbellire edifici storici della città, tra cui il Collegio Gallarini e il Broletto. Anche le decorazioni in cotto di Casa Bottacchi, in via XX Settembre, provenivano dall’omonima fabbrica.

Dalla fornace Bottacchi provengono anche i mattoni con cui Alessandro Antonelli costruì la Cupola di San Gaudenzio, simbolo per eccellenza della città. Fu proprio l’architetto a scegliere i laterizi prodotti dalla storica fabbrica novarese, apprezzandone la qualità dell’impasto, la regolarità delle forme e la cottura. Un legame documentato anche da una lettera indirizzata da Antonelli a Giuseppe Bottacchi, nella quale l’architetto ricordava di aver utilizzato quei materiali non soltanto per la Cupola, ma anche per l’ospedale Maggiore e il Duomo.

Un complesso articolato, con laboratori, magazzini, stalle, abitazioni per gli operai e una residenza padronale caratterizzata da un loggiato in cotto. La produzione di laterizi proseguì fino al Novecento e l’attività cessò definitivamente nel 1969. Un trenino collegava lo stabilimento alle cave di argilla presenti nella zona dell’attuale Villaggio Dalmazia.

Il valore storico e architettonico della fornace è stato anche oggetto di studi universitari. Nel 2015, al Politecnico di Torino, è stata discussa una tesi di laurea magistrale intitolata «La fornace Bottacchi di Novara: museo a cielo aperto di due secoli di produzione», dedicata alla storia del complesso e alle sue potenzialità di valorizzazione. Un ulteriore riconoscimento dell’importanza di un sito che rappresenta una delle testimonianze più significative dell’archeologia industriale cittadina.

I vincoli, i progetti e il recupero mai realizzato

La vicenda dell’ex fornace è però anche una storia urbanistica irrisolta. Già nel 1985, con il Piano per l’edilizia economica e popolare della zona sud, era stato previsto il recupero degli antichi edifici industriali come testimonianza della produzione di laterizi, insieme alla realizzazione di verde pubblico, parcheggi e attrezzature collettive.

Una parte di quelle previsioni è stata attuata, con la costruzione degli edifici residenziali e del palazzetto dello sport. Il recupero della fornace, invece, non è mai arrivato a compimento.

In una risposta ufficiale a un’interrogazione consiliare, il Comune aveva riconosciuto il forte degrado dell’area, spiegando che la possibilità di intervenire si scontrava con numerosi vincoli urbanistici e della Soprintendenza. Il documento precisava inoltre che l’intero comparto non era di proprietà esclusivamente comunale, ma risultava suddiviso tra terreni pubblici e privati.

Nel corso degli anni erano state avanzate anche ipotesi di edilizia sociale e di valorizzazione immobiliare, senza che si arrivasse a un intervento definitivo. Il complesso è sottoposto a tutela storico-architettonica e compare nel catalogo ministeriale dei beni culturali abbandonati, dove il suo stato di conservazione viene classificato come «pessimo».

Nella stessa documentazione ministeriale compare anche il riferimento a un progetto di valorizzazione giunto alla fase di fattibilità tecnico-economica. Non è chiaro, tuttavia, a quando risalga questa previsione, se il progetto sia ancora attuale e se esistano le condizioni per riprenderlo. Un elemento sul quale sarebbe necessario fare chiarezza, anche alla luce delle richieste avanzate dai residenti.

Il crollo del 2021 e gli interventi di messa in sicurezza

A testimoniare le condizioni precarie del complesso è anche quanto accaduto nel marzo 2021, quando una parte della struttura crollò a causa del forte vento. In una successiva risposta a un’interrogazione consiliare, il Comune confermò di essere intervenuto per la messa in sicurezza e di effettuare controlli visivi periodici, precisando però di non aver richiesto finanziamenti Pnrr per il recupero della fornace.

Un’autorizzazione della Soprintendenza del 31 marzo 2021 documenta inoltre un intervento di messa in sicurezza del complesso. Dunque, a differenza di quanto sostenuto nella lettera dei residenti, almeno alcuni interventi risultano essere stati effettuati, senza tuttavia risolvere il problema del degrado complessivo.

Resta il nodo delle risorse necessarie per un recupero che, oltre a mettere in sicurezza i ruderi, dovrebbe confrontarsi con il valore storico e architettonico del sito e con i vincoli che ne tutelano le strutture superstiti.

A distanza di quasi quarant’anni dalle prime previsioni urbanistiche di recupero e di quasi trenta dalla raccolta firme del 1997, la ex fornace Bottacchi continua dunque a deteriorarsi. Il sopralluogo di sabato sarà l’occasione per capire se la politica cittadina intenda finalmente riaprire una discussione concreta sul futuro di un patrimonio storico che Novara rischia di perdere definitivamente.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore