Radici Chimica, i sindacati bocciano il piano industriale di Lone Star: «Troppi elementi incerti, così non firmiamo»

Il piano industriale presentato dal Fondo Lone Star per il futuro di Radici Chimica non convince i sindacati. Troppe incognite, tempi giudicati irrealistici e prospettive occupazionali legate a operazioni ancora tutte da concretizzare. È un giudizio nettamente negativo quello espresso dalle organizzazioni sindacali al termine dell’incontro di lunedì 12 ottobre tra azienda, rappresentanti dei lavoratori e Confindustria.

Al centro del confronto il progetto di rilancio dello stabilimento novarese, passato nei mesi scorsi sotto il controllo del fondo americano. Un piano che, secondo quanto illustrato dall’azienda, dovrebbe consentire di ricollocare entro la fine dell’anno 48 degli oltre 100 lavoratori coinvolti nella crisi, attraverso la riconversione di una parte delle attività e una riorganizzazione della produzione.

«Il piano industriale non è né credibile né concreto – afferma Christian Bertuletti della Cgil –. Si basa su una serie di condizioni che dovrebbero realizzarsi, ma che al momento sono tutt’altro che certe. La nostra impressione è che sia stato preparato in fretta, con troppi elementi aleatori. Se queste sono le condizioni, non siamo disponibili a firmare. Prenderemo in considerazione soltanto progetti concreti».

Data center, logistica e rilancio dei polimeri: le ipotesi dell’azienda

Tra gli elementi principali del piano figura la riconversione di una parte dello stabilimento per ospitare attività legate ai data center, un’operazione sulla quale i sindacati esprimono forti perplessità, soprattutto rispetto ai tempi di realizzazione.

«Pensare di concretizzare una trasformazione di questo genere nell’arco di un anno non ci sembra realistico – sottolinea Bertuletti –. L’azienda presenta una visione molto ottimistica, che però presuppone il buon esito di una serie di operazioni, anche a livello europeo, ancora da verificare».

Un’altra parte dello stabilimento verrebbe invece destinata ad attività logistiche, con la prospettiva di ricollocare una quota dei lavoratori attualmente coinvolti nella crisi.

Sul versante produttivo, Lone Star punterebbe a incrementare le vendite di polimeri attraverso un aumento dei prezzi di vendita e una contemporanea riduzione dei costi di produzione. Una strategia che, secondo i sindacati, necessita però di elementi più solidi per poterne valutare la sostenibilità.

Nel quadro delle nuove prospettive commerciali rientra anche Domo, società precedentemente concorrente di Radici e ora acquisita dal fondo, diventata acquirente dei prodotti dello stabilimento novarese.

Lavoratori fermi mentre altri fanno straordinari

A rendere ancora più complessa la situazione è l’attuale organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento. «Oggi ci sono persone ferme, che non lavorano, mentre altre continuano a fare straordinari», evidenzia Bertuletti, descrivendo una situazione che alimenta ulteriori interrogativi sulla gestione delle attività produttive.

Al tavolo del 12 ottobre erano presenti per Lone Star l’amministrazione unico Angelo Rodolfi, lo storico direttore dello stabilimento novarese Pio Gazzini, Marco Magretti per Confindustria e i rappresentanti sindacali locali oltre ai segretari regionali. Come riferisce Bertuletti: «L’azienda ha illustrato le linee del progetto, senza però lasciarci alcuna documentazione scritta sulla quale svolgere un approfondimento».

Un altro elemento contestato dalle organizzazioni dei lavoratori, che chiedono di poter esaminare dati, investimenti e tempistiche prima di esprimere qualsiasi valutazione definitiva.

Due nuovi incontri, il 16 e il 19 ottobre

Il confronto proseguirà già venerdì 16 ottobre con un nuovo incontro nella sede di Confindustria, mentre per lunedì 19 è previsto un altro appuntamento al ministero con l’azienda e sindacati.

Due passaggi che si annunciano decisivi per comprendere se Lone Star sarà in grado di tradurre le ipotesi illustrate in impegni verificabili, soprattutto sul fronte della tenuta occupazionale.

La posizione sindacale, per il momento, resta ferma: nessuna disponibilità a sottoscrivere un piano costruito su previsioni che non offrano garanzie concrete per il futuro dei lavoratori e dello stabilimento novarese.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore