Le malattie croniche del fegato sono spesso patologie silenziose, capaci di evolvere per anni senza presentare sintomi fino all’insorgere di gravi complicanze. Per disinnescare questo rischio, l’ospedale Maggiore ha strutturato un percorso diagnostico e terapeutico di alto livello all’interno del proprio ambulatorio di Epatologia. Inserito nella struttura complessa di Medicina Interna diretta dal professor Mario Pirisi, il reparto segue pazienti con patologie di natura autoimmune, virale, metabolica o correlata all’alcol, accompagnandoli dalla diagnosi iniziale fino alla gestione a lungo termine.
Il centro novarese rappresenta un punto di riferimento in tutto il Piemonte, in particolar modo per le malattie autoimmuni. Sotto la guida della professoressa Cristina Rigamonti è attivo un rigoroso programma di screening per la colangite biliare primitiva (PBC), una malattia cronica rara che colpisce prevalentemente le donne tra i 45 e i 65 anni. Oltre ad aver contribuito alla stesura delle linee guida dell’associazione italiana per lo studio del fegato (AISF), la professoressa Rigamonti coordina studi internazionali che permettono ai pazienti di accedere a farmaci sperimentali attraverso protocolli clinici strettamente controllati.
Sul fronte tecnologico, l’ambulatorio è dotato di strumentazioni avanzate che permettono di valutare la gravità della malattia riducendo al minimo il ricorso a procedure invasive. Attraverso l’elastografia transiente a vibrazione controllata, ad esempio, è possibile misurare la rigidità del fegato (liver stiffness) per definire l’esatto grado di fibrosi. A questa si affianca la misurazione della rigidità della milza (spleen stiffness), una metodica innovativa e ancora poco diffusa negli ospedali, fondamentale per la valutazione non invasiva dell’ipertensione portale. Per i casi clinici che lo richiedono, il team novarese esegue comunque in regime di day hospital biopsie ecoguidate del parenchima epatico e delle lesioni focali.
La presa in carico del paziente si declina in un approccio pienamente multidisciplinare. Nei casi di epatocarcinoma, epatologi, oncologi, radiologi e chirurghi lavorano in sinergia per individuare il trattamento più appropriato in ogni fase della malattia. Per i pazienti affetti da cirrosi, l’ambulatorio gestisce direttamente l’identificazione dei soggetti candidabili al trapianto, operando in costante collegamento con i centri trapiantologici e collaborando attivamente con le associazioni dei pazienti EPAC e AMAF, accogliendo anche malati provenienti da altre strutture.
«L’attività dell’Epatologia rappresenta un esempio concreto della capacità della nostra azienda di coniugare assistenza, innovazione e ricerca scientifica, mettendo al centro la persona», ha evidenziato il direttore generale dell’ospedale, Stefano Scarpetta, sottolineando il valore della multidisciplinarietà e l’importanza del lavoro in rete per garantire percorsi terapeutici tempestivi. Un approccio elogiato anche dall’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi: «Riconoscere una malattia prima che si manifesti con le sue complicanze significa offrire al paziente maggiori possibilità di cura e una migliore qualità di vita. Questo lavoro dimostra quanto siano importanti la diagnosi precoce e la disponibilità di tecnologie avanzate. È così che il progresso scientifico diventa concretamente cura».








