«Siamo di fronte a un sistema che assomiglia a un edificio pericolante da cui in tanti cercano una via d’uscita: un’emorragia costante di competenze e professionalità». Non hanno usato mezzi termini i consiglieri regionali del Partito Democratico per descrivere la profonda crisi che sta attraversando la sanità piemontese. L’annuale rilevamento dei dati su assunzioni e cessazioni del personale, ottenuto tramite accesso agli atti, restituisce infatti la fotografia di un sistema in grave affanno, tenuto in piedi unicamente dal sacrificio di chi lavora in corsia.
I dati dell’esodo: il 55% dei medici sceglie le dimissioni
I numeri documentati dai report aziendali del 2025 delineano un vero e proprio esodo volontario verso altre destinazioni (spesso il settore privato o altre regioni). Nel corso dell’ultimo anno, ben il 55% dei medici e il 43% degli infermieri che hanno abbandonato il servizio sanitario pubblico piemontese lo hanno fatto presentando formalmente le dimissioni. Per quanto riguarda gli operatori socio sanitari, le dimissioni volontarie pesano invece per il 26% delle uscite totali.
Il bilancio contrattuale è altrettanto severo: analizzando le sole assunzioni a tempo indeterminato del 2025, la sanità piemontese registra un saldo in profondo rosso di 647 unità, perdendo in un anno 66 medici, 457 infermieri, 72 OSS e 52 tecnici. Una situazione che si innesta su un quadro demografico già precario: secondo i dati Agenas citati dal PD, il 53% del personale ha un’età media superiore ai 50 anni, mentre gli under 35 rappresentano appena il 14,55% della forza lavoro.
«Sotto il governo del presidente Cirio stiamo assistendo a un vero e proprio esodo – ha attaccato il consigliere e segretario regionale dem Domenico Rossi – dal 2019 al 2025 il saldo del personale è negativo per 1.843 unità, con 1.036 medici e oltre 1.100 infermieri in meno. La giunta si comporta come se fosse normale, ma non lo è». A fargli eco è stato il vicepresidente della commissione Sanità, Daniele Valle, che ha evidenziato come il personale sia «costretto a lavorare in condizioni di forte stress che mettono a rischio la qualità e la sicurezza dell’assistenza, con liste d’attesa fuori controllo».
Maglia nera a Novara: il caso dell’ospedale Maggiore
All’interno di questo scenario critico, la situazione del territorio novarese appare particolarmente drammatica. Stando alle tabelle sui “migliori e peggiori del 2025”, l’ospedale Maggiore indossa la maglia nera a livello regionale per quanto riguarda la fuga dei camici bianchi: la struttura segna il peggior saldo in assoluto per i medici, con una perdita di 41 unità.
«Siamo di fronte alla conferma di una condizione di vera e propria emergenza – ha sottolineato Domenico Rossi, evidenziando il numero più alto per dimissioni e cessazioni (esclusi i pensionamenti) – considerando anche la riduzione di infermieri (-55), di Oss (-11) e di tecnici sanitari (-9). Che cosa spinge i medici che lavorano al Maggiore ad andare via? Perché si verifica questa situazione nonostante sia un hub di quadrante oltre che azienda ospedaliera universitaria? Non si può continuare a far finta di nulla, occorre capire quali sono le cause e intervenire».
L’appello: trattenere le competenze per salvare il sistema pubblico
L’esodo del personale rischia di dare il colpo di grazia a un sistema già gravato dal nodo delle liste d’attesa. Per questo, attraverso un apposito ordine del giorno depositato in consiglio regionale, il PD ha chiesto alla giunta di promuovere un’indagine con l’IRES sulle cause degli abbandoni e di inserire tra gli obiettivi vincolanti dei direttori generali l’attivazione di politiche di benessere organizzativo per “trattenere” i dipendenti.
«In un momento storico in cui si fa fatica a veicolare nuovi ingressi nel sistema pubblico – ha proseguito Rossi – diventa strategico saper trattenere chi già c’è. Senza personale i servizi non funzionano e sempre più cittadini sono costretti a rivolgersi al privato per ottenere cure in tempi accettabili».
Una conclusione condivisa anche dalla capogruppo Gianna Pentenero: «Nella sanità targata Alberto Cirio perdono tutti. I numeri parlano di personale in difficoltà e di piante organiche che calano. In un sistema che non valorizza il pubblico, la concorrenza della sanità privata diventa aggressiva e si avvantaggia. Ma a noi questa strategia non piace, vogliamo un’altra sanità: pubblica e inclusiva».






