VIDEO – I bambini ucraini cantano la pace: nella chiesa del Carmine il ricordo del 24 febbraio

Quattro anni dopo quel 24 febbraio che ha cambiato la storia dell’Europa e e la vita di milioni di persone, nella chiesa della Madonna del Carmine a Novara sono state le voci dei bambini a farsi memoria e speranza.

Questa mattina i piccoli della comunità ucraina, accompagnati dai loro animatori, hanno dato vita a uno spettacolo dedicato alla pace in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Hanno cantato canzoni tradizionali, recitato poesie, alternando parole dolci e immagini forti, con quella compostezza che colpisce quando arriva da chi dovrebbe conoscere solo la leggerezza dell’infanzia.

Non è stata solo una commemorazione, ma un momento identitario, un atto di resistenza culturale. I bambini hanno parlato e cantato in ucraino, custodendo una lingua che per molti di loro, nonostante siano nati qui, è diventata ancora più preziosa. Nelle loro voci c’era l’orgoglio di un popolo ferito ma non piegato.

Alla cerimonia ha partecipato anche il comandante della Polizia locale, Paolo Cortese, che insieme a padre Yuriy Ivanyuta – referente della comunità – nei giorni drammatici dell’emergenza si era speso per organizzare gli aiuti e l’accoglienza dei profughi in città.

Il suo intervento è stato uno dei momenti più intensi della mattinata. «Sono qui perché ho molto da imparare da voi, dalla dignità e dalla forte identità che avete. Anche i più piccoli parlano bene l’ucraino, avete un orgoglio che forse è venuto a mancare a noi occidentali. Se ci guardassimo meglio, capireste che siete il baluardo in cui ogni popolo dovrebbe credere: unità e fratellanza».

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E ancora: «Tutti dovrebbero capire cosa sta succedendo nel mondo. Vi ringrazio perché avete resistito, avete fatto tanto. Abbiamo tutti bisogno di pace. Qualcuno tornerà, qualcuno resterà qui, mai vostri nipoti avranno molto da questa esperienza. Spero in un futuro di pace».

Parole che hanno intrecciato riconoscenza e responsabilità, in una città che quattro anni fa si è trovata a trasformare l’emergenza in accoglienza concreta.

A portare la sua testimonianza anche Antonio Moschetto, imprenditore italiano che ha vissuto trent’anni in Ucraina e che allo scoppio della guerra è rientrato in Italia. Da allora non ha mai smesso di organizzare e portare aiuti nella stessa città, Khmelnytskyi, mantenendo un filo diretto con quel territorio. Ha ringraziato la comunità per la capacità di fare, «sempre, anche cose piccole», ricordando che la solidarietà non si misura solo nei grandi gesti ma nella costanza quotidiana.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore