L’eterno fuoco di Olimpia torna ad ardere tra Milano e Cortina in occasione dei XXV Giochi invernali, e illumina la gelida neve che ricopre le piste su cui si svolgeranno molte gare.
Le montagne, con la loro presenza imponente e silenziosa, rappresentano molto più di uno scenario naturale: sono un luogo di confronto profondo tra l’uomo e i propri limiti. Sceglierle come sede delle gare olimpiche significa riconoscere il valore del rispetto, della disciplina e dell’equilibrio tra ambizione umana e forza della natura. Qui lo sport non è solo competizione, ma dialogo con l’ambiente, ascolto del ritmo lento delle vette e consapevolezza della fragilità che accompagna ogni impresa.
Una scalata suggerisce ad Antonia Pozzi un racconto poetico su queste testimoni della natura, dove oggi lo sport diventa rito.
Non monti, anime di monti sono
queste pallide guglie, irrigidite
in volontà d’ascesa. E noi strisciamo
sull’ignota fermezza: a palmo a palmo,
con l’arcuata tensione delle dita,
con la piatta aderenza delle membra,
guadagnamo la roccia; con la fame
dei predatori, issiamo sulla pietra
il nostro corpo molle; ebbri d’immenso,
inalberiamo sopra l’irta vetta
la nostra fragilezza ardente. In basso,
la roccia dura piange. Dalle nere,
profonde crepe, cola un freddo pianto
di gocce chiare: e subito sparisce
sotto i massi franati. Ma, lì intorno,
un azzurro fiorire di miosotidi
tradisce l’umidore ed un remoto
lamento s’ode, ch’è come il singhiozzo
rattenuto, incessante, della terra.







