In vista del referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo, il tema del voto dei fuorisede arriva anche a Novara. Nella mattinata di oggi una delegazione del Comitato cittadino per il No ha incontrato in Prefettura il capo di gabinetto Carla Milazzo per consegnare un esposto formale con cui si sollecita l’apertura di una discussione istituzionale sulla possibilità di garantire il diritto di voto a studenti e lavoratori domiciliati fuori dal comune di residenza.
Al centro della richiesta, la possibilità di esercitare il voto nel luogo di domicilio per chi si trova lontano dalla propria residenza per motivi di studio, lavoro o salute.
«Esprimiamo la nostra ferma contrarietà rispetto alla decisione del Governo di non garantire la possibilità di esercitare il diritto di voto nel luogo di domicilio per chi si trova fuori sede per motivi di studio, lavoro o salute – afferma il portavoce del comitato, Andrea Baracco –. Tale scelta rappresenta un ostacolo logistico ed economico che rischia di alimentare ulteriormente l’astensionismo, colpendo un diritto costituzionale fondamentale».
Nel documento consegnato in Prefettura si richiama anche il precedente del giugno 2025, quando in occasione dei referendum su lavoro e cittadinanza era stata sperimentata una modalità di voto che aveva consentito a oltre 67 mila fuorisede, a livello nazionale, di votare senza doversi spostare dal proprio domicilio.
«Sono circa cinque milioni le persone che si trovano, per motivi di studio e lavoro, ad avere un domicilio differente rispetto al comune di residenza – prosegue Baracco –. L’articolo 3 della Costituzione prevede che sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione alla vita politica del Paese: non garantire il voto ai fuorisede va nella direzione opposta rispetto a quanto previsto dalla nostra Carta fondamentale».
Secondo quanto riferito dal comitato, Milazzo si è fatta portavoce della questione presso il Prefetto, assicurando che la lettera verrà inoltrata immediatamente al Ministero dell’Interno.
Un’iniziativa che, spiegano i promotori, si sta svolgendo in contemporanea in molte prefetture italiane, con l’auspicio che l’Esecutivo possa riconsiderare la scelta e tutelare concretamente il diritto alla partecipazione politica di una parte significativa della popolazione.







